Leggi italiane

Carta dei giardini storici detta “Carta di Firenze”

Comitato internazionale dei giardini e dei siti storici ICOMOS-IFLA

 

Riunito a Firenze il 21 maggio 1981, Comitato internazionale dei giardini storici ICOMOS-IFLA ha deciso di elaborare una carta relativa alla salvaguardia dei giardini storici che porterà il nome di questa città. Questa carta è stata redatta dal Comitato e registrata il 15 dicembre 1981 dall'ICOMOS con l'intento di completare la "Carta di Venezia" in questo particolare ambito.

A. Definizioni e obiettivi

Art. 1 - Un giardino storico è una composizione architettonica e vegetale che dal punto di vista storico o artistico presenta un interesse pubblico. Come tale è considerato come un monumento.

Art. 2 - II giardino storico è una composizione di architettura il cui materiale è principalmente vegetale, dunque vivente e come tale deteriorabi­le e rinnovabile.

Il suo aspetto risulta così da un perpetuo equilibrio, nell'andamento ciclico delle stagioni, fra lo sviluppo e il deperimento della natura e la volontà d'arte e d'artificio che tende a conser­varne perennemente lo stato.

Art. 3 - Come monumento il giar­dino storico deve essere salvaguarda­to secondo lo spirito della Carta di Ve­nezia. Tuttavia, in quanto monumento vivente, la sua salvaguardia richiede delle regole specifiche che formano l'oggetto della presente Carta.

Art. 4 - Sono rilevanti nella com­posizione architettonica del giardino storico:

— la sua pianta ed i differenti profili del terreno;

— le sue masse vegetali: le loro es­senze, i loro volumi, il loro gioco di co­lori, le loro spaziature, le    loro altezze rispettive;

— i suoi elementi costruiti o deco­rativi;

— le acque in movimento o sta­gnanti, riflesso del cielo.

Art. 5 - Espressione dello stretto rapporto tra civiltà e natura, luogo di piacere, adatto alla meditazione o al sogno, il giardino acquista così il senso cosmico di un'immagine idealizzata del mondo, un “paradiso” nel senso etimologico del termine, ma che è testimonianza di una cultura, di uno stile, di un'epoca, eventualmente dell'originalità di un creatore.

Art. 6 - La denominazione di giar­dino storico si applica sia a giardini modesti, che a parchi ordinati o paesi­stici.

Art. 7 - Che sia legato o no ad un edificio, di cui è allora il complemento inseparabile, il giardino storico non può essere separato dal suo intorno ambientale urbano o rurale, artificiale o naturale.

Art. 8 - Un sito storico è un paesag­gio definito, evocatore di un fatto me­morabile, luogo di un avvenimento storico maggiore, origine di un mito il­lustre o di una battaglia epica, sogget­to di un celebre dipinto, ecc....

Art. 9 - La salvaguardia dei giardi­ni storici esige che essi siano identifi­cati ed inventariati. Essa impone inter­venti differenziati quali la manu-ten­zione, la conservazione, il restauro. Si può eventualmente raccoman­dare il ripristino. L'autenticità di un giardino storico concerne sia il dise­gno e il volume delle sue parti che la sua decorazione o la scelta degli ele­menti vegetali o minerali che lo costituiscono.

B. Manutenzione, conservazione, restauro, ripristino

Art. 10 - Ogni operazione di manu­tenzione, conservazione, restauro o ri­pristino di un giardino storico o di una delle sue parti deve tener conto simul­taneamente di tutti i suoi elementi. Se­parandoli le operazioni altererebbero il legame che li unisce.

 

Manutenzione e conservazione

 

Art. 11 - La manutenzione dei giar­dini storici è un'operazione fonda­mentale e necessariamente continua. Essendo la materia vegetale il materia­le principale, l'opera sarà mantenuta nel suo stato solo con alcune sostitu­zioni puntuali e, a lungo termine, con rinnovamenti ciclici (tagli completi e reimpianto di elementi già formati).

Art. 12 - La scelta delle specie di al­beri, di arbusti, di piante, di fiori da so­stituire periodicamente deve tener conto degli usi stabiliti e riconosciuti per le varie zone botaniche e culturali, in una volontà di mantenimento e ri­cerca delle specie di originali.

Art. 13 - Gli elementi di architettu­ra, di scultura, di decorazione fissi o mobili che sono parte integrante del giardino storico non devono essere ri­mossi o spostati se non nella misura necessaria per la loro conservazione o il loro restauro. La sostituzione o il re­stauro di elementi in pericolo devono essere condotti secondo i principi del­la Carta di Venezia, e dovrà essere in­dicata la data di tutte le sostituzioni.

Art. 14 - II giardino storico dovrà essere conservato in un intorno am­bientale appropriato. Ogni modifica­zione dell'ambiente fisico che possa essere dannosa per l'equilibrio ecolo­gico deve essere proscritta. Queste mi­sure riguardano l'insieme delle infrastrutture sia interne che esterne (cana­lizzazioni, sistema di irrigazione, stra­de, parcheggi, sistemi di custodia, di coltivazione, ecc....).

 

Restauro e ripristino

 

Art. 15 - Ogni restauro e a maggior ragione ogni ripristino di un giardino storico dovrà essere intrapreso solo dopo uno studio approfondito che ve­da dallo scavo alla raccolta di tutta la documentazione concernente il giar­dino e i giardini analoghi, in grado di assicurare il carattere scientifico dell'intervento. Prima di ogni inter­vento esecutivo lo studio dovrà con­cludersi con un progetto che sarà sot­toposto ad un esame e ad una valutazione collegiale.

Art. 16 - L'intervento di restauro deve rispettare l'evoluzione del giardi­no in questione. Come principio non si potrà privilegiare un'epoca a spese di un'altra a meno che il degrado o il deperimento di alcune parti possano eccezionalmente essere l'occasione per un ripristino fondato su vestigia o su documenti irrecusabili. Potranno essere più in particolare oggetto di un eventuale ripristino le parti del giardi­no più vicine ad un edificio, al fine di farne risaltare la coerenza.

Art. 17 - Quando un giardino è to­talmente scomparso o si possiedono solo degli elementi congetturali sui suoi stati successivi, non si potrà allora intraprendere un ripristino valido dell'idea del giardino storico.

L'opera che si ispirerà in questo ca­so a forme tradizionali sul sito di un giardino antico, o dove un giardino non era probabilmente mai esistito, avrà allora i caratteri dell'evocazione o della creazioneescludendo totalmente la qualifica di giardino storico.

 

Utilizzazione

 

Art. 18 - Anche se il giardino stori­co è destinato ad essere visto e percor­so, è chiaro che il suo accesso deve es­sere regolamentato in funzione della sua estensione e della sua fragilità in modo da preservare la sua sostanza e il suo messaggio culturale.

Art. 19 - Per natura e per vocazio­ne, il giardino storico è un luogo tran­quillo che favorisce il contatto, il silen­zio e l'ascolto della natura. Questo ap­proccio quotidiano deve essere in op­posizione con l'uso eccezionale del giardino storico come luogo di feste.

Conviene allora definire le condi­zioni di visita dei giardini storici cosic­ché la festa, accolta eccezionalmente, possa esaltare lo spettacolo del giardi­no e non snaturarlo o degradarlo.

Art. 20 - Se, nella vita quotidiana, i giardini possono tollerare lo svolgersi di giochi tranquilli, conviene comun­que creare, parallelamente ai giardini storici, alcuni terreni appropriati ai giochi vivaci e violenti e agli sport, così da rispondere ad una domanda socia­le senza nuocere alla conservazione dei giardini e dei siti storici.

Art. 21 - La pratica della manuten­zione e della conservazione, i cui tem­pi sono imposti dalle stagioni, o i brevi interventi che concorrono a restituire l'autenticità devono sempre avere la priorità rispetto alle necessità di utiliz­zazione. L'organizzazione di ogni visi­ta ad un giardino storico deve essere sottoposta a regole di convenienza adatte a mantenerne lo spirito.

Art. 22 - Se un giardino è chiuso da mura, non bisogna eliminarle senza considerare tutte le conseguenze dan­nose per la modificazione dell'am­biente e per la sua salvaguardia che potrebbero risultarne.

 

Protezione legale e amministrativa

 

Art. 23 - È compito delle autori responsabili prendere, su consigli degli esperti, le disposizioni legali e amministrative atte a identificare, in­ventariare e proteggere i giardini stori­ci. La loro salvaguardia deve essere inserita nei piani di occupazione dei suoli, e nei documenti di pianificazione e di sistemazione del territorio. E ugualmente compito delle autorità competenti prendere, su consiglio de­gli esperti competenti, le disposizioni finanziarie per favorire la conservazio­ne, il restauro e eventualmente la restituzione dei giardini storici.

Art. 24 - II giardino storico è uno degli elementi del patrimonio la cui sopravvivenza, a causa della sua natura, richiede cure continue da parte di persone qualificate. È’ bene dunque che studi appropriati assicurino la formazione di queste persone, sia che si tratti di storici, di architetti, di architetti del paesaggio, di giardinieri, di botanici. Si dovrà altresì vigilare perché sia assicurata la produzione regolare di quelle piante che dovranno essere contenute nella composizione dei giardini storici.

Art. 25 - L'interesse verso i giardini  storiici dovrà essere stimolato con tutte quelle azioni adatte a valorizzare questo patrimonio ed a farlo conoscere e apprezzare: la promozione della ricerca scientifica, gli scambi internazionali e la diffusione delle informazioni, la pubblicazione e l'informazione di base, lo stimolo all'apertura con­trollata dei giardini al pubblico, la sensibilizzazione al rispetto della natura e del patrimonio storico da parte dei mass-media. I giardini storici più importanti saranno proposti perché figu­rino nella Lista del Patrimonio Mon­diale.

 

Nota bene

Queste raccomandazioni sono adatte per l’insieme dei giardini storici del mondo.

Questa Carta sarà ulteriormente suscettibile per i diversi tipi di giardini con redazione alla descrizione succinta della loro tipologia.

 

*  Il “Comitato per lo studio e la conservazione dei giardini storici” – istituito presso il Ministero nel 1983 ha proposto la soppressione del termine "“ipristino"” e in particolare:

 

-                   all'art. 9, della frase: "Si può eventualmente raccomandare il ripristino..;

 

-         all'art. 15, delle parti in corsivo: "Ogni re­stauro e, a maggior ragione, ogni ripristino di un giardino storico, non sarà intrapreso se non dopo uno studio approfondito che vada dallo scavo alla raccolta di tutta la documentazione concer­nente il giardino e i giardini analoghi, in grado di assicurare il carattere scientifico dell'interven­to";

 

-         all'art. 16, della frase: "Potranno essere più in particolare oggetto di un eventuale ripristino le parti del giardino più prossime a un edificio, al fine di far­ne risaltare la coerenza

Leggi europee

 

Commissione Europea

Bruxelles, 22.7.2014

COMUNICAZIONE DELLA COMMIS-SIONE AL PARLAMENTOAL COMITA-TO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO ED AL COMITATO DELLE REGIONI

Verso un approccio integrato al patri-monio culturale per l'Europa

1. INTRODUZIONE: IL PATRIMONIO CULTU-RALE È UNA PRIORITÀ PER L'UE
1.1. Una risorsa per tutti, una responsa-bilità per tutti
Il patrimonio culturale, materiale e immateriale, della Europa è la nostra ricchezza comune: il retaggio delle gene-razioni di europei che ci hanno preceduto e il nostro lasci-to ai posteri. Si trat-ta di un patrimonio di conoscenze inso-stituibile e di una risorsa preziosa per la crescita economica, l'occupa-zione e la coesione sociale, che arricchisce la vita di centinaia di milioni di persone, è fonte di ispirazione per pen-satori e artisti e forza trainante per le nostre industrie culturali e creative. Il nostro patrimonio culturale e le moda-lità secondo cui lo preserviamo e valo-rizziamo sono un fattore determinante nel definire la posi-zione dell'Europa nel mondo e la sua at-trattiva quale luogo per vivere, lavorare e da visitare.
Il patrimonio cultu-rale è una risorsa condivisa e un bene comune. Come accade per altri beni, può essere vulnera-bile allo sfruttamen-to eccessivo e alle carenze di finanzia-mento, che possono condurre all'incuria, al degrado e, in alcu-ni casi, all'oblio. Proteggere questo nostro patrimonio è dunque una respon-sabilità comune. Mentre la protezione del patrimonio cultu-rale è essenzialmente di competenza delle autorità nazio-nali, regionali e loca-li, all'Unione europea è demandato un ruolo da rivestire in linea con i trattati dell'UE e nel rispetto del principio di sussi-diarietà.
Nel preambolo del trattato sull'Unione europea si afferma che i firmatari "si ispirano alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa". A termini dell'articolo 3, paragrafo 3, l'UE "vigila sulla salva-guardia e sullo sviluppo del patrimo-nio culturale euro-peo". L'articolo 167 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) recita: L'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali, evidenzian-do nel contempo il retaggio culturale comune". Il TFUE riconosce inoltre la specificità di tale retaggio per preser-vare la diversità cul-turale e la necessità di garantire la sua tutela nell'ambito del mercato unico.1
Sin dall'adozione dell'agenda europea per la cultura2 nel 2007 il patrimonio culturale ha rappre-sentato una priorità nei piani di lavoro per la cultura del Consiglio e la coope-razione a livello europeo è progredita grazie al metodo aperto di coordina-mento3. A livello di UE l'interesse politico in tal senso è costan-temente cresciuto; stakeholder e opera-tori culturali hanno recentemente sotto-lineato quanto segue nella dichiarazione "Un Nuovo racconto per l'Europa"4: "L'Europa come corpo politico ha bisogno di riconoscere il valore del patrimonio cultu-rale.
Il patrimonio cultu-rale rivela cosa ha significato essere europei nel corso del tempo. Si tratta di uno strumento potente che infonde nei cittadini europei il senso dell'appartenenza comune".
Le responsabilità nazionali e l'azione dell'UE non sono in contrapposizione: il retaggio culturale ha una dimensione sia locale che europea; è stato forgiato nel corso del tempo ma anche attraverso le frontiere e all'interno delle comunità. Il patrimonio culturale è un mosaico di storie locali che insieme rappresentano la storia dell'Europa.
La presente comunicazione trae spunto dal dialogo condotto da diversi anni con le presidenze dell'UE e gli stakeholder5 e risponde all'invito rivolto quest'anno dal Consiglio alla Commissione di "proseguire l'analisi dell'impatto economico e sociale del patrimonio culturale nell'UE e contribuire allo sviluppo di un approccio strategico"6. La comunicazione esamina le informazioni disponibili sulle ripercussioni economiche e sociali del patrimonio culturale e i programmi intesi a migliorare la base di conoscenze (sezione 1.2), nonché analizza le sfide e le opportunità per il settore del patrimonio culturale (sezione 1.3).
In linea con gli obiettivi dell'agenda europea per la cultura, la presente comunicazione illustra l'approccio dell'UE nei confronti del suo patrimonio culturale nei diversi settori di intervento (sezione 2); delinea quindi gli strumenti disponibili a livello di UE a integrazione dei programmi nazionali e regionali, al fine di contribuire a salvaguardare e potenziare il valore intrinseco e sociale del patrimonio culturale (sezione 2.1), rafforzare il suo contributo alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro (sezione 2.2) e sviluppare le sue potenzialità a favore della diplomazia pubblica dell'UE (sezione 2.3).
Infine, la comunicazione descrive le misure disponibili per intensificare la politica di cooperazione a diversi livelli e illustra i progetti in fase di sviluppo volti a sostenere nuovi modelli di governance del patrimonio culturale (sezioni 3 e 4).
L'obiettivo generale è aiutare gli Stati membri e gli stakeholder a trarre il massimo vantaggio dal sostegno fornito al patrimonio culturale dagli strumenti dell'UE, progredire nella direzione di un approccio più integrato a livello nazionale e di UE e, in ultima istanza, rendere l'Europa un laboratorio per l'innovazione basata sul retaggio culturale7.

1.2. Un contributo sottovalutato alla crescita economica e alla coesione sociale
Il patrimonio culturale presenta varie dimensioni: culturale, fisica, digitale, ambientale, umana e sociale. Il suo valore, sia intrinseco che economico, dipende da tali diverse dimensioni e dal flusso dei servizi ad esse collegati. In tempi recenti il valore economico del patrimonio culturale è divenuto oggetto d'indagine della ricerca8, ma sono disponibili solo stime parziali in merito alla sua rilevanza.

In particolare, mancano dati a livello dell'intera UE, sebbene studi condotti a livello nazionale e settoriale indichino che il settore del patrimonio culturale apporta un contributo economico significativo. Secondo la Federazione delle industrie europee del settore edilizio, nel 2013 le voci corrispondenti alla ristrutturazione e alla manutenzione rappresentavano il 27,5% del valore dell'industria delle costruzioni europea9. Nel 2011 il patrimonio culturale ha generato in Francia un valore pari a 8,1 miliardi di euro10 e studi condotti nel Regno Unito hanno dimostrato che il patrimonio storico può offrire un rendimento elevato degli investimenti: ogni singola sterlina investita rende fino a 1,60 sterline di attività economiche supplementari nel corso di dieci anni11.

Altri settori economici beneficiano degli effetti a cascata del patrimonio culturale. Si stima, ad esempio, che il turismo contribuisca con 415 miliardi di euro al PIL dell'UE12 e che 3,4 milioni di imprese turistiche forniscano 15,2 milioni di posti di lavoro13, di cui molti connessi, direttamente o indirettamente, al patrimonio culturale. Il 27% dei viaggiatori dell'UE afferma che il patrimonio culturale è un fattore essenziale nella scelta di una destinazione. Nel 2013 il 52% dei cittadini dell'UE ha visitato almeno un monumento o un sito storico e il 37% un museo o una galleria d'arte nei rispettivi paesi, mentre il 19% ha visitato un monumento o un sito storico in un altro paese dell'UE14. Il patrimonio culturale può quindi contribuire a promuovere città e regioni, attraendo talenti e turismo.
La tecnologia apporta valore economico al settore del patrimonio culturale: i materiali culturali digitalizzati possono essere utilizzati per rendere più intensa l'esperienza dei visitatori, sviluppare contenuti didattici, creare documentari, applicazioni turistiche e giochi.
Il patrimonio culturale possiede grandi capacità per incentivare la coesione e l'integrazione sociale mediante la riqualificazione di zone degradate, la creazione di posti di lavoro radicati nel territorio e la promozione di un'idea condivisa e del senso di appartenenza ad una comunità. Il settore offre importanti opportunità di istruzione e di volontariato15, per giovani e meno giovani, oltre a promuove il dialogo interculturale e intergenerazionale.
Per accrescere tuttavia la comprensione del ruolo effettivo e potenziale del patrimonio culturale nell'elaborazione delle politiche, è importante migliorare la raccolta sistematica di dati sul suo impatto a livello si economia e di società. Fornirà un contributo in tal senso il progetto Cultural Heritage Counts for Europe: Towards an European Index for Valuing Cultural Heritage (Il patrimonio culturale è importante per l'Europa: verso un indice europeo per la valorizzazione del patrimonio culturale), finanziato dal programma Cultura dell'UE e avviato nel 2013. Nell'ambito di tale progetto verranno raccolti e analizzati dati e ricerche
esistenti, provenienti da tutta l'UE, relativi all'impatto del patrimonio culturale sulla società e sull'economia. I risultati sono attesi entro la metà del 2015. Per quanto concerne i dati sulla cultura in senso più generale, Eurostat ha avviato lo sviluppo di una serie di statistiche europee su base regolare, che si prevede produrranno risultati nel 2015.

1.3. Un settore in trasformazione: il patrimonio culturale quale fonte di innovazione sociale per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva
Sfide da affrontare...
Il settore del patrimonio culturale è a un bivio.
I bilanci pubblici diminuiscono, come pure la partecipazione alle attività culturali tradizionali16.
L'urbanizzazione, la globalizzazione e i cambiamenti tecnologici diversificano i potenziali destinatari.
L'elevato afflusso di turisti presenta vantaggi e svantaggi: incremento delle entrate ma anche pressioni a livello fisico e ambientale.
La digitalizzazione e l'accessibilità online dei contenuti culturali rivoluzionano i modelli tradizionali, trasformano le catene di valore e richiedono nuovi approcci al patrimonio culturale e artistico collettivo.
Il traffico di opere d'arte resta una questione complessa, che esige interventi a livello europeo e internazionale.
Il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, in particolare l'innalzamento del livello dei mari e la maggiore incidenza di eventi meteorologici estremi, possono mettere a rischio il patrimonio culturale.
Per garantire la sostenibilità del patrimonio culturale europeo è necessario affrontare tutte queste sfide.
Il settore del patrimonio culturale deve inoltre provvedere all'adeguamento della sua gestione e dei modelli commerciali nonché allo sviluppo di nuove competenze professionali, collaborando con le autorità non mediante interventi isolati e una tantum bensì integrando la valorizzazione e la conservazione del patrimonio culturale nei piani di sviluppo a lungo termine e di più ampio respiro. Dovrebbe inoltre essere oggetto di ulteriore disamina il coinvolgimento di stakeholder  privati attraverso partenariati pubblico-privato.
È evidente che numerose politiche pubbliche riversano i propri effetti sul patrimonio culturale, che, a sua volta, produce numerose ripercussioni in altri settori di intervento. Un approccio più integrato alla conservazione, alla promozione e alla valorizzazione del patrimonio culturale è pertanto necessario al fine di tener conto dei suoi molteplici contributi agli obiettivi sociali ed economici nonché del suo impatto su altre politiche pubbliche.
... e opportunità da cogliere
Il settore del patrimonio culturale si sta già reinventando per far fronte alle nuove sfide.
La conservazione è sempre più orientata verso la salvaguardia e la valorizzazione di un paesaggio culturale nel suo complesso piuttosto che di un singolo sito e sta anche diventando sempre più incentrata sugli individui. Secondo i vecchi approcci si cercava di proteggere il patrimonio culturale isolandolo dalla vita quotidiana. Nei nuovi approcci prevale invece l'intenzione di renderlo parte integrante della comunità locale. Ai siti viene data una seconda vita, attribuendo loro un significato alla luce delle esigenze e degli interessi attuali.
La digitalizzazione e l'accessibilità online consentono forme di impegno senza precedenti e aprono nuove fonti di reddito. Gli strumenti di e-learning promuovono un più ampio accesso ai contenuti culturali nelle abitazioni, nelle scuole e nelle università e consentono di generare, riutilizzare e valorizzare i contenuti, aumentando il valore del patrimonio culturale.
Dato che i siti del patrimonio culturale diventano spazi pubblici che producono capitale sociale e ambientale, le città e le regioni che li ospitano si trasformano in motori dell'attività economica, in centri di conoscenza, in punti focali della creatività e della cultura, in luoghi di interazione della comunità e di integrazione sociale; in breve, essi generano innovazione e contribuiscono a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, in linea con gli obiettivi della strategia UE 2020.
Anche i musei e gli archivi sono in corso di evoluzione, grazie anche alla digitalizzazione delle collezioni, al loro collegamento in reti aperte e alla maggiore disponibilità per i cittadini (sebbene la percentuale del patrimonio culturale digitalizzato disponibile online rimanga modesta, a causa delle risorse necessarie per la digitalizzazione e, in misura minore, per la gestione del diritto d'autore17).
I musei sono sempre più orientati alla comunità, agli individui e alle loro storie: ad esempio, propongono narrazioni che, prendendo le mosse dal retaggio culturale, narrano le storie personali di membri della comunità intrecciandole con l'interpretazione di grandi eventi storici. Essi pongono i fruitori sullo stesso piano delle collezioni esposte, mettendoli al centro delle loro attività, e non esitano ad addentrarsi in questioni delicate e difficili, affrontando tematiche contemporanee che appassionano un pubblico sempre più diversificato.
Città, comuni e villaggi storici si trovano ad affrontare problematiche estremamente complesse per salvaguardare l'identità europea, generando nel contempo crescita sostenibile e occupazione, ma testimoniano altresì che una saggia gestione del patrimonio culturale può essere sostenibile e coronata da successo, ad esempio mediante il riutilizzo di edifici storici sotto il profilo dell'efficienza energetica e la promozione di sistemi di trasporto più ecologici e del turismo culturale. Grazie all'attrattiva del loro ambiente urbano e naturale, i siti del patrimonio culturale ospitano spesso cluster di industrie culturali e creative. Gran parte del patrimonio culturale europeo è immerso in zone rurali e in regioni remote ed è spesso strettamente legato all'ambiente naturale; in questo caso, forme innovative di gestione orientate alla comunità possono migliorare notevolmente il loro potenziale economico e sociale.

2. VERSO UN APPROCCIO INTEGRATO AL PATRIMONIO CULTURALE
Il patrimonio culturale è al centro dell'agenda europea per la cultura e fornisce un contributo significativo per il conseguimento dei suoi tre obiettivi:
• promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale - a motivo del suo valore intrinseco e societale, il patrimonio culturale rappresenta un elemento cruciale;
• promozione della cultura quale catalizzatore della creatività - il patrimonio culturale apporta un contributo attraverso il suo potenziale economico diretto e indiretto, compresa la capacità di sostenere le nostre industrie culturali e creative e di ispirare creatori e pensatori;
• promozione della cultura quale elemento essenziale della dimensione internazionale dell'Unione - le competenze europee in materia di patrimonio culturale godono di grande reputazione a livello internazionale.
Mentre le politiche a favore del mantenimento, del recupero, dell'accessibilità e della valorizzazione del patrimonio culturale rientrano principalmente nella sfera di responsabilità nazionale o locale, il patrimonio culturale è direttamente disciplinato da varie politiche dell'UE, tra cui quelle in materia di cultura, ambiente, ricerca e innovazione, istruzione, politica regionale e cooperazione doganale.
A sostegno dell'agenda europea per la cultura è stata sviluppata una serie di strumenti unionali di nuova generazione, a partire dai programmi Europa creativa e Orizzonte 2020, che devono essere conosciuti meglio e promossi con maggiore enfasi. L'UE sostiene iniziative di conservazione congiunte di primaria importanza (ad esempio il Partenone e il sito di Pompei)18, finanzia la ricerca di punta e partecipa all'elaborazione di nuovi e più aperti dibattiti circa il patrimonio europeo; contribuisce inoltre alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica tramite premi e altre iniziative, spesso in cooperazione con la società civile.
Per rafforzare la posizione dell'Europa nel settore della salvaguardia, del recupero e della valorizzazione del patrimonio culturale è necessario:
• incoraggiare la modernizzazione del settore, sensibilizzare e coinvolgere un pubblico più vasto;
• applicare un approccio strategico a ricerca e innovazione, condivisione delle conoscenze e specializzazione intelligente;
• cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione per raggiungere un pubblico più vasto e coinvolgere in particolare i giovani;
• individuare le esigenze in termini di competenze e migliorare la formazione degli operatori del settore e
• continuare a sviluppare modelli di interpretazione e di governance più partecipativi, che meglio si adattano all'Europa contemporanea, attraverso un maggiore coinvolgimento del settore privato e della società civile.
Per conseguire tali obiettivi il settore del patrimonio culturale europeo necessita di maggiori opportunità per il collegamento in rete su vasta scala e l'apprendimento tra pari all'interno degli Stati membri e fra di essi.

2.1. Rafforzare il valore intrinseco e societale del patrimonio culturale per promuovere la diversità culturale e il dialogo interculturale
Ricerca e innovazione
La messa in comune di risorse al fine di applicare le tecnologie più recenti e incentivare nuovi approcci  scientifici  può  migliorare  notevolmente  la  concezione,  la  conservazione  e  la

diffusione del patrimonio culturale. L'UE sostiene da lungo tempo la ricerca in questo settore, grazie ai suoi programmi quadro che ne evidenziano l'eccellenza operativa.
Nell'ambito del settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico sono stati investiti circa 100 milioni di euro in progetti connessi agli aspetti fondamentali della protezione, della conservazione e del potenziamento del patrimonio culturale, rivolgendo l'attenzione anche alle interazioni culturali, ai musei, alle identità e alla diversità linguistica, ai paesaggi culturali e alle infrastrutture dedicate alla ricerca.
L'iniziativa di programmazione congiunta "Patrimonio culturale e cambiamenti globali", innovativa e basata sulla collaborazione, mira a semplificare e coordinare i programmi di ricerca nazionali al fine di consentire un impiego più efficace ed efficiente delle scarse risorse finanziarie, di sfruttare le sinergie e di evitare duplicazioni19.
Orizzonte 2020 è il nuovo programma quadro dell'UE per la ricerca e l'innovazione, con quasi 80 miliardi di euro disponibili dal 2014 al 2020. Il programma rafforzerà ulteriormente la posizione dell'UE nel campo della salvaguardia, della conservazione, del recupero e della valorizzazione del patrimonio culturale sostenendo la cooperazione tra i ricercatori in un'ampia gamma di tematiche. Le opportunità di ricerca e innovazione verranno offerte da tutti e tre i pilastri del programma: eccellenza scientifica, leadership industriale e sfide societali. L'UE sosterrà l'applicazione della scienza d'avanguardia per la protezione del patrimonio culturale, lo sviluppo di interpretazioni del passato più inclusive e nuovi metodi di divulgazione e condivisione delle conoscenze. La tabella di marcia europea per le infrastrutture di ricerca conferisce la priorità alla creazione di una nuova infrastruttura europea di ricerca digitale per le arti e le discipline umanistiche (European Digital Research Infrastructure for the Art and Humanities - DARIAH).20
Le attività di ricerca ed innovazione prenderanno in esame la trasmissione del patrimonio culturale europeo, l'evoluzione dei modelli di formazione dell'identità, il patrimonio a volte controverso delle guerre europee, il fondamento intellettuale e il ruolo culturale dell'Europa nel mondo e le ricche collezioni europee di archivi, musei e biblioteche, avvalendosi delle opportunità tecnologiche offerte dall'era digitale. Sono inoltre in corso attività di ricerca e innovazione sulle strategie, sulle metodologie e sugli strumenti necessari per garantire in Europa un patrimonio culturale dinamico e sostenibile, in risposta ai cambiamenti climatici nonché alle catastrofi e alle calamità naturali. Particolare enfasi viene posta sulle tecnologie convergenti e sulle attività di ricerca e innovazione multisciplinari per metodologie, prodotti e
servizi nel settore del patrimonio culturale 21.
Saranno inoltre avviati un quadro strategico e un programma dell'UE per la ricerca e l'innovazione, basandosi sul contributo di un gruppo di esperti di alto livello per gli investimenti innovativi e sostenibili, il finanziamento e la gestione del patrimonio culturale. Il gruppo di esperti avrà un approccio multilaterale, incentrato su società e imprenditorialità, e fornirà sostegno strategico a livello di UE e degli Stati membri.
Anche la piattaforma sociale sulle società riflessive riunirà ricercatori, stakeholder e responsabili politici per affrontare questioni strategiche con un approccio globale. La piattaforma è destinata a sostenere la Commissione nella definizione di un programma di
ricerca mirata e innovativa, rivolta anche al patrimonio culturale e alle espressioni culturali in Europa.22

Collegare in rete il nostro patrimonio culturale e renderlo ampiamente disponibile nell'era digitale
La digitalizzazione del patrimonio culturale apporta un contributo all'agenda europea per la cultura, migliorando l'accesso del pubblico alle diverse forme di espressioni linguistiche e culturali. Anche digitalizzare il patrimonio culturale, renderlo accessibile online e sostenere la sua valorizzazione economica sono attività al centro dell'agenda digitale per l'Europa. La digitalizzazione moltiplica le possibilità di accesso al patrimonio culturale e coinvolge il pubblico, mentre gli strumenti digitali come la scansione 3D possono facilitare la salvaguardia e il recupero dei beni culturali fisici.
La piattaforma culturale Europeana (www.europeana.eu) fornisce attualmente l'accesso a circa 30 milioni di beni culturali, messi a disposizione da oltre 2 500 organizzazioni: le risorse delle istituzioni culturali europee sono ora più adatte alla fruizione su Internet e riutilizzabili in maniera più ampia. Europeana contribuisce a sviluppare e attuare norme e interoperabilità in questo settore nonché fornisce uno spazio in cui gli operatori della cultura condividono competenze digitali. Essa consente agli europei di interagire con il loro patrimonio culturale e di contribuire con le proprie esperienze personali, ad esempio in relazione a eventi storici cruciali quali la prima guerra mondiale.
Restano però problematiche da risolvere: i contenuti culturali digitali devono essere correttamente gestiti, mantenuti e salvaguardati, è necessario gestirne i diritti online e i materiali devono essere messi a disposizione in formati leggibili meccanicamente, in base a norme aperte, con risoluzione minima, interoperabilità e ricchezza di metadati.
A livello di UE alcune di queste problematiche sono affrontate dalla direttiva 2003/98 relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico23, mentre la raccomandazione 2011/711/UE sulla digitalizzazione e l'accessibilità in rete dei materiali culturali e sulla conservazione digitale24 invita gli Stati membri a promuovere la disponibilità di banche dati, connesse a livello europeo (come ARROW), che informano sui diritti e a creare un quadro giuridico di riferimento per gettare le basi per meccanismi di licenza ai fini della digitalizzazione su larga scala e dell'accessibilità transfrontaliera di opere fuori commercio.
Alcuni progetti dell'UE hanno consentito l'accesso online a materiali rari. Nell'ambito del progetto Europeana Regia sono stati digitalizzati oltre 1 000 manoscritti rari e preziosi, risalenti a epoche che vanno dal Medio Evo al Rinascimento. Altri progetti si concentrano invece sulle potenzialità di riutilizzo creativo dei materiali culturali digitali, come Europeana Creative e Europeana Space.
L'UE ha riconosciuto nel cinema una componente essenziale del patrimonio culturale europeo. Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno pertanto raccomandato agli Stati membri di raccogliere, conservare e recuperare in modo sistematico il nostro patrimonio cinematografico e di facilitare i relativi usi a fini culturali e pedagogici25. La Commissione
controlla l'applicazione di tali raccomandazioni26 e facilita lo scambio di pratiche ottimali in seno al gruppo di esperti cinematografici/sottogruppo per il patrimonio cinematografico27. Sul patrimonio cinematografico è incentrata anche la nuova comunicazione della commissione dal titolo "European film in the digital era: bridging cultural diversity and competitiveness"28 (Il cinema europeo nell'era digitale: creare un ponte tra diversità culturale e competitività).

Incentivare la cooperazione, aumentare la sensibilizzazione, premiare l'eccellenza, promuovere le iniziative faro e la memoria
Basandosi sul precedente programma Cultura dell'UE, il nuovo programma Europa creativa sosterrà la cooperazione transfrontaliera per promuovere la modernizzazione del settore del patrimonio culturale. Esso potenzierà inoltre le capacità della società civile di operare a livello transnazionale, sostenendo reti e piattaforme. Poiché l'allargamento della fascia di pubblico costituisce una priorità fondamentale del programma, il settore del patrimonio culturale sarà incoraggiato a sperimentare nuove modalità per raggiungere un pubblico più diversificato, compresi i giovani e i migranti.
La ricchezza del patrimonio culturale europeo e le iniziative intese a proteggerla meritano di essere conosciute meglio dai cittadini europei. Tale responsabilità è demandata principalmente alle autorità nazionali e locali e al settore del patrimonio culturale, sebbene anche l'UE contribuisca con un certo numero di iniziative paneuropee.
Ogni anno, nel mese di settembre, in 50 paesi di tutta Europa oltre 20 milioni di persone hanno accesso a migliaia di siti normalmente chiusi al pubblico e possono partecipare ad eventi unici nell'ambito delle Giornate europee del patrimonio. Tale iniziativa, gestita a livello locale, è sostenuta congiuntamente dalla Commissione europea e dal Consiglio d'Europa.
L'UE contribuisce alla sensibilizzazione a favore del patrimonio culturale attraverso il premio dell'Unione europea per il patrimonio culturale/premio Europa nostra, che celebra i risultati esemplari conseguiti nell'ambito del patrimonio culturale. Finora sono 387 i siti e i progetti che hanno ricevuto questi prestigiosi riconoscimenti.
Le capitali europee della cultura (CEDC) è un'altra iniziativa faro a livello culturale che dimostra le potenziali importanti ripercussioni economiche e sociali degli investimenti nel patrimonio culturale. Alcune valutazioni delle CEDC hanno riscontrato un rendimento massimo di 8 euro per ogni euro speso. Il titolo di CEDC può anche creare una considerevole eredità a livello sociale ed economico, in particolare se inserito in una strategia di sviluppo a lungo termine orientata alla cultura e alla creatività (come ad Essen, Lille e Genova).
L'azione dell'UE riserva un'attenzione speciale alla salvaguardia della memoria di eventi fondamentali nella storia dell'integrazione europea, in particolare gli eventi tragici, come quelli collegati alle due guerre mondiali, che trascendono la storia dei singoli Stati europei. Avviato a livello intergovernativo, il marchio del patrimonio europeo contraddistingue i siti del patrimonio culturale che celebrano e simboleggiare l'integrazione europea, gli ideali e la storia dell'Europa. Si tratta di un'iniziativa ora considerata unionale a pieno titolo. I primi riconoscimenti sono stati conferiti nel mese di aprile 2014.

La componente "memoria europea" del programma "Europa per i cittadini" si prefigge di promuovere la riflessione sulle cause dei regimi totalitari nella storia europea moderna. Le attività riguardano anche altri momenti cruciali e pietre miliari della storia europea recente. Questa componente mira a promuovere la tolleranza, la comprensione reciproca, il dialogo interculturale e la riconciliazione, quali strumenti idonei per lasciarsi alle spalle il passato e costruire il futuro.
2.2. Avvalersi  maggiormente  del  potenziale  economico  del  patrimonio  culturale dell'UE quale catalizzatore per la creatività e la crescita economica

Sfruttare il potenziale del patrimonio culturale ai fini dello sviluppo locale e regionale
Le politiche di coesione e sviluppo rurale dell'UE possono costituire strumenti efficaci per incentivare il recupero del patrimonio culturale, sostenendo le industrie culturali e creative e finanziando la formazione e il miglioramento delle competenze degli operatori del settore culturale.
La conservazione, la promozione e la gestione del patrimonio culturale sono ora adeguatamente sostenute nel quadro dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE). Nel periodo 2007-2013 il Fondo europeo di sviluppo regionale ha destinato 3,2 miliardi di euro alla protezione e alla conservazione del patrimonio culturale, 2,2 miliardi di euro allo sviluppo di infrastrutture culturali e 553 milioni di euro ai servizi culturali, di cui ha beneficiato anche il patrimonio culturale.
Nel periodo 2014-2020 continueranno ad essere ammissibili, a determinate condizioni, gli investimenti dei fondi SIE nel patrimonio culturale, non solo mediante investimenti diretti ma anche attraverso investimenti nel campo della riqualificazione urbana, dello sviluppo sostenibile e del sostegno alle piccole e medie imprese (PMI).
Gli investimenti nella cultura e nel patrimonio culturale a valere sul Fondo europeo di sviluppo regionale dovrebbero costituire parte integrante delle strategie di sviluppo economico integrato e sostenibile. Il fondo può coprire un ampio spettro di attività nel settore pubblico, in quello no profit e in quello privato (in particolare le PMI), effettuando investimenti che contribuiscono direttamente a perseguire gli obiettivi del fondo e le priorità di investimento. Gli investimenti in infrastrutture culturali su piccola scala quale parte di una strategia territoriale dovrebbero contribuire allo sviluppo del potenziale endogeno e alla promozione dell'inclusione sociale e della qualità della vita, in particolare tra le comunità emarginate, migliorando il loro accesso ai servizi culturali e ricreativi, sia nei contesti urbani che rurali.
Il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale continuerà a sostenere la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale rurale (1,2 miliardi di euro sono stati investiti a partire dal periodo 2007-2013) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca finanzierà progetti di sviluppo di tipo partecipativo che promuovono il patrimonio culturale, compreso il patrimonio culturale marittimo, nelle zone vocate all'industria della pesca.
Nel periodo di programmazione 2014-2020 i progetti di riqualificazione urbana, che comprendono i siti culturali o connessi al patrimonio culturale, continueranno inoltre a beneficiare dei meccanismi di ingegneria finanziaria (ad esempio, partecipazioni o garanzie). È in preparazione un nuovo strumento finanziario, la piattaforma Technical Advisory Platform (FI-TAP), intesa a sostituire l'iniziativa strategica JESSICA (Joint European Support for Sustainable Investment in City Areas) (sostegno europeo congiunto per gli investimenti sostenibili nelle aree urbane), elaborata dalla Commissione europea congiuntamente con la
Banca europea degli investimenti e in collaborazione con la Banca di sviluppo del Consiglio d'Europa.

Promuovere il turismo nell'ambito del patrimonio culturale e industriale europeo
La Commissione promuove lo sviluppo di un turismo sostenibile, responsabile e di alta qualità, compresi i prodotti collegati al patrimonio culturale e industriale. Oltre a sostenere il programma del Consiglio d'Europa sugli itinerari culturali, l'UE offre sovvenzioni per la creazione o il miglioramento degli itinerari culturali europei che attraversano più paesi e li uniscono in una storia comune, come ad esempio l'"EU sky route", che punta a inserire l'Europa nelle rotte mondiali dell'astroturismo, o la "Liberation Route Europe", incentrata sugli eventi del periodo 1944-45. Questi itinerari collegano spesso destinazioni meno note, contribuendo quindi a diversificare l'offerta turistica e allentando la pressione su altre località.
Il ricco patrimonio culturale subacqueo (relitti navali e siti archeologici sommersi dall'innalzamento dei livelli del mare) è in gran parte nascosto e messo a repentaglio dalle crescenti attività umane in mare e il suo potenziale economico resta latente. La Commissione ha elaborato piani per rendere disponibili le mappe di questi siti e per proteggerli, garantendo che siano inclusi in piani territoriali, nonché per realizzare il loro potenziale al fine di attrarre un'industria del turismo costiero che fornisca opportunità per un'occupazione meno precaria.29
Valorizzare vecchie abilità e crearne di nuove
Un grave problema che affligge il settore del patrimonio culturale è la progressiva scomparsa delle abilità artigianali e delle competenze tradizionali. Dato che le tendenze demografiche aggravano tale situazione, ben presto potrebbe sussistere una carenza di lavoratori qualificati. Per le nuove competenze, come nell'ambito delle tecnologie dell'informazione, la domanda è elevata ma spesso l'offerta è scarsa.
È necessario accrescere l'attrattiva esercitata dalle professioni connesse al patrimonio culturale e fornire maggiori opportunità di formazione continua, ad esempio avvalendosi delle possibilità offerte dal Fondo sociale europeo.
Facendo tesoro dei risultati del programma di apprendimento permanente, il programma Erasmus+ offrirà maggiori opportunità di mobilità apprenditiva e affronterà le lacune in materia di competenze sostenendo i partenariati transnazionali tra imprese, istituti di istruzione superiore e istituti di istruzione e formazione professionale. Le alleanze della conoscenza (per gli istituti di istruzione superiore) e le alleanze delle abilità settoriali (per l'istruzione e la formazione professionale) possono contribuire a definire e attuare programmi di studio che rispondono alle nuove esigenze dei vari settori e a collegarli meglio con il mercato del lavoro. Il settore del patrimonio culturale è ben posizionato per beneficiare di queste iniziative.
Anche le attività in corso sullo sviluppo di profili professionali connessi alla conservazione del patrimonio culturale nell'ambito della classificazione europea delle capacità, delle competenze e delle professioni (ESCO) miglioreranno la trasparenza delle qualifiche professionali e agevoleranno la mobilità transfrontaliera dei lavoratori specializzati.

2.3. Il patrimonio culturale nelle relazioni esterne dell'UE
La cultura è una risorsa essenziale per la diplomazia pubblica europea: condividere i nostri valori culturali e i programmi di finanziamento con i nostri partner crea le premesse per legami più forti tra gli individui e le organizzazioni.
L'UE e i suoi Stati membri sono attivi nei consessi multilaterali e in seno alle organizzazioni che elaborano politiche a favore del patrimonio culturale, come il Consiglio d'Europa30 e l'UNESCO31, e conducono dialoghi bilaterali con paesi terzi e regioni in cui il patrimonio culturale riveste un ruolo di grande importanza.
Nel quadro della politica esterno dell'UE cresce anche la consapevolezza dei rischi ai quali è esposto il patrimonio culturale e dei vantaggi derivanti da politiche correttamente concepite e attuate, intese alla promozione dello sviluppo sostenibile, della crescita a favore dei gruppi svantaggiati e delle relazioni pacifiche.
Ciò rappresenta un'opportunità per un'azione dell'UE che travalichi le frontiere dell'Unione. La domanda globale di competenze in materia di patrimonio culturale europeo32 è in crescita e molti Stati membri sono disposti a condividere le loro conoscenze per tutelare i siti e aiutare i paesi partner a sviluppare strategie sostenibili a livello di singole comunità.
La valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale e la lotta contro i traffici illeciti costituiscono una priorità per la cooperazione tra l'UE e l'Africa. Le tematiche legate al patrimonio culturale sono affrontate anche nella riunione Asia-Europa (ASEM) e nei dialoghi politici che la Commissione conduce con partner strategici come Cina, India, Brasile e nei paesi interessati dalla politica europea di vicinato. Negli ultimi tre anni, nella regione del Mediterraneo33 gli aiuti allo sviluppo dell'UE per il settore del patrimonio culturale sono stati superiori a 70 milioni di euro. Nell'Europa sudorientale il Consiglio d'Europa e la Commissione europea hanno attuato congiuntamente il processo di Lubiana34, basato sul presupposto che i programmi a favore del patrimonio culturale contribuiscono alla stabilità e allo sviluppo di società civili democratiche, pacifiche e libere. La gestione del patrimonio rientra fra le priorità dell'iniziativa di Kiev35, che coinvolge i paesi appartenenti al partenariato orientale.
Alla luce del programma di cambiamento 2001, nell'ambito della futura politica di sviluppo dell'UE gli interventi a favore del patrimonio culturale saranno valutati in base alle loro modalità di gestione delle priorità di sviluppo, come il rafforzamento della società civile nella governance locale, la risoluzione dei conflitti e la promozione dei diritti umani.

3. IL CAMMINO DA SEGUIRE: RAFFORZARE LA COOPERAZIONE POLITICA A TUTTI I LIVELLI
La cooperazione a livello di UE può apportare, ed effettivamente apporta, un contributo decisivo alle politiche e alla governance a favore del patrimonio culturale a livello nazionale e locale, basandosi su quanto sancito dall'articolo 167 del TFUE ("evidenziando... il retaggio culturale comune") e definendo un quadro che interessi gli stakeholder e i diversi segmenti.
Nei settori di competenza dell'UE sono già stati adottati provvedimenti normativi: ad esempio, la direttiva 2014/52 concernente la valutazione dell'impatto ambientale, la cui recente revisione rafforza l'obbligo per gli Stati membri di valutare gli effetti di determinati progetti pubblici e privati sui beni materiali e sul patrimonio culturale. Nel contesto del programma di modernizzazione degli aiuti di Stato, gli aiuti per la cultura e la conservazione del patrimonio sono inoltre inclusi in una nuova categoria di aiuti nel nuovo regolamento generale di esenzione per categoria (RGEC)36. Detto regolamento estende significativamente le possibilità per gli Stati membri di concedere alle imprese "aiuti" intesi in senso positivo, senza previo controllo della Commissione, sia sotto forma di investimenti o di aiuti al funzionamento.
Il prossimo piano di lavoro per la cultura del Consiglio, che sarà avviato nel 2015, offre l'opportunità di intensificare la cooperazione tra gli Stati membri nel quadro del metodo aperto di coordinamento (MAC). I ministri della Cultura dell'UE hanno recentemente concordato37 che il patrimonio culturale dovrebbe costituire un'area prioritaria per le future attività del metodo aperto di coordinamento. Fra le questioni importanti a tale riguardo figurano il miglioramento della base di conoscenze per l'attuazione di politiche, le innovazioni nella gestione del patrimonio culturale e il miglior uso dei fondi strutturali e di altri programmi dell'UE. La questione del patrimonio culturale sarà affrontata anche nell'ambito del dialogo strutturato della Commissione con la società civile.
Al fine di garantire il flusso di informazioni con gli Stati membri e la società civile e di rafforzare l'interfaccia fra le politiche nazionali e quelle dell'UE, la Commissione sta lavorando per migliorare l'accesso alle informazioni sulle politiche dell'UE e sostenere i programmi a favore del settore del patrimonio culturale attraverso una mappatura particolareggiata delle attività condotte da tutti i servizi della Commissione, pubblicata in
rete in parallelo alla presente comunicazione38, che sarà regolarmente riveduta e aggiornata.
Attraverso il programma Europa creativa si pianifica il lancio di un progetto pilota inteso a promuovere l'apprendimento tra pari fra città e regioni, per contribuire alla diffusione di buone pratiche in materia di industrie culturali e creative, comprese quelle che gravitano nell'orbita del patrimonio culturale. La Commissione, in cooperazione con il Consiglio d'Europa, promuoverà inoltre sul territorio dell'Unione uno sviluppo basato sul patrimonio culturale e gestito a livello locale, individuando nuovi modelli di governance fra i vari stakeholder e conducendo esperimenti diretti in loco.
Infine, il patrimonio culturale è stata una delle priorità anche del forum europeo della cultura e continuerà a figurare nelle edizioni future di tale evento a cadenza biennale.

 
4. CONCLUSIONI
La presente comunicazione conduce una disamina su ciò che l'UE può fare per potenziare il valore intrinseco del patrimonio culturale e per trarre vantaggio dalle sue potenzialità a livello economico e societale. L'esperienza europea insegna come sia possibile passare dall'apprezzamento dell'unicità del proprio patrimonio culturale all'interesse e al rispetto per il patrimonio culturale altrui.
La Commissione invita ora tutte le parti interessate a riflettere insieme sulle modalità da adottare per un migliore coordinamento delle politiche pubbliche a tutti i livelli, compreso il livello dell'UE, al fine di estrapolare il valore di sostenibilità a lungo termine del patrimonio culturale dell'Europa e di sviluppare un approccio più integrato alla sua conservazione e valorizzazione.

 
1 L'articolo 36 del TFUE consente divieti o restrizioni alle importazioni, alle esportazioni o ai beni in transito, giustificati da motivi di protezione dei beni del patrimonio nazionale aventi valore artistico, storico o archeologico. La direttiva 93/7/CEE relativa alla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro è stata adottata a norma dell'articolo 114 del TFUE per consentire la restituzione dei beni culturali classificati come beni del patrimonio nazionale ai sensi dell'articolo 36 del TFUE. Tale direttiva è stata ora rifusa dalla direttiva 2014/60/UE. Il regolamento (CE) n. 116/2009 del Consiglio relativo all'esportazioni di beni culturali stabilisce disposizioni volte a garantire che le esportazioni di beni culturali siano sottoposte a controlli uniformi alle frontiere esterne dell'Unione. L'articolo 107, paragrafo 3, lettera d), del TFUE dispone che gli aiuti destinati a promuovere la cultura e la conservazione del patrimonio possono essere considerati compatibili con il mercato interno, quando non alterino le condizioni degli scambi e della concorrenza nell'Unione in misura contraria all'interesse comune.
2 COM(2007)242 definitivo e risoluzione del Consiglio, del 16 novembre 2007, su un'agenda europea per la cultura.
3 ec.europa.eu/culture/policy/strategic-framework/european-coop_en.htm.
4 ec.europa.eu/debate-future-europe/new-narrative/pdf/declaration_it.pdf.
5 All'atto dell'elaborazione della presente comunicazione ci si è avvalsi del lavoro effettuato nell'ambito delle presidenze di turno dell'UE dal gruppo di riflessione "L'UE e il suo patrimonio culturale", a partire
dalla dichiarazione di Bruges del 2010 sotto la presidenza belga (www.culture-  dev.eu/pdf/fr/DeclarationofBrugesEN.pdf) e continuando con la presidenza lituana nel 2013 e quella greca nel 2014. Contributi importanti sono stati apportati anche dall'European Heritage Heads Forum e dall'European Heritage Legal Forum nonché dall'European Heritage Alliance 3.3.
6 Conclusioni del Consiglio relative al patrimonio culturale come risorsa strategica per un'Europa
sostenibile, adottate il 21 maggio 2014:  register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=IT&f=ST%209129%202014%20INIT.
7 ec.europa.eu/culture/policy/culture-policies/cultural-heritage_en.htm.
www.eenc.info/news/the-social-and-economic-value-of-cultural-heritage-literature-review.
www.fiec.eu/en/library-619/key-figures.aspx.
10 www.economie.gouv.fr/files/03-rapport-igf-igac-culture-economie.pdf.
11 hc.english-heritage.org.uk/content/pub/HC-Eng-2010.
12 www.wttc.org/site_media/uploads/downloads/european_union2014.pdf. Il tasso di cambio di riferimento della BCE, dollaro statunitense/euro, per il 2013 è pari a 1,3281.
13 epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Tourism_industries_-_economic_analysis.
14 Indagine   EUROBAROMETRO   sull'atteggiamento   degli   europei   nei   confronti   del   turismo  ec.europa.eu/public_opinion/flash/fl_328_en.pdfEUROBAROMETER.
 
16 EUROBAROMETRO, Special Report 399, 2013, on Cultural Access and Participation (rapporto speciale n. 399, 2013, sull'accesso e la partecipazione alla cultura):  ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_399_en.pdf.
17 www.enumerate.eu/fileadmin/ENUMERATE/documents/ENUMERATE-Digitisation-Survey-  2014.pdf.
18 La Banca europea per gli investimenti, in cooperazione con Europa Nostra, sostiene anche la protezione dei sette siti maggiormente in pericolo in Europa, che vengono selezionati ogni anno:  www.europanostra.org/7-most-endangered.
19 www.jpi-culturalheritage.eu/ e www.heritageportal.eu.
20 ec.europa.eu/research/infrastructures/pdf/esfri-strategy_report_and_roadmap.pdf.
21 Decisione  2013/743/UE  del  Consiglio  che  stabilisce  il  programma  specifico  di  attuazione  del programma Orizzonte 2020.
22 ec.europa.eu/research/participants/portal/desktop/en/opportunities/h2020/topics/2102-reflective-9-  2014.html.
23 Direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico.
24 Raccomandazione  2011/711/UE  della  Commissione,  del  27  ottobre  2011,  sulla  digitalizzazione  e l'accessibilità in rete dei materiali culturali e sulla conservazione digitale.
25 Raccomandazione 2005/865/CE relativa al patrimonio cinematografico e alla competitività delle attività
industriali correlate.
26 Relazioni   2008,   2010   e   2012   disponibili   al   seguente   indirizzo   Internet:  ec.europa.eu/digital- agenda/en/protection-film-heritage.
27 ec.europa.eu/digital-agenda/en/cinema-expert-group-subgroup-film-heritage.
28 ec.europa.eu/culture/library/reports/com272_en.pdf.
29 COM(2014)254 sull'innovazione nell'economia blu; COM(2013)133 sulla pianificazione dello spazio marittimo.
30 La convenzione quadro 2011 del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (convenzione di Faro) collega in modo innovativo il patrimonio comune dell'Europa ai diritti umani e alle libertà fondamentali e contiene anche una definizione di patrimonio culturale che si è rivelata estremamente incisiva.
31 La  dichiarazione  di  Hangzhou,  adottata  in  occasione  del  congresso  internazionale  dell'UNESCO "Cultura:  dimensione  chiave  dello  sviluppo  sostenibile"  (15-17  maggio  2013),  auspica  la  piena
integrazione della cultura nelle strategie di sviluppo sostenibile attuate a livello mondiale e il potenziamento delle politiche e dei programmi nazionali al fine di garantire la protezione e la promozione del patrimonio culturale.
32 Ad esempio, la cooperazione nella lotta contro il traffico illecito di beni culturali e la protezione degli archivi nazionali sono esplicitamente menzionate nella dichiarazione finale del quarto vertice UE-
Africa, tenutosi il 2-3 aprile 2014.
33 www.euromedheritage.net/.
34 ec.europa.eu/culture/documents/ce_precatalogue_ljubljana_e.pdf.
35 www.coe.int/t/dg4/cultureheritage/cooperation/Kyiv/default_en.asp.
36 Regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, che dichiara alcune categorie di aiuti compatibili con il mercato interno in applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato.
37 Conclusioni  del  Consiglio  relative  al  patrimonio  culturale  come  risorsa  strategica  per  un'Europa sostenibile, adottate il 21 maggio 2014.
38 ec.europa.eu/culture/policy/culture-policies/cultural-heritage_en.htm.

 

Aedon - N. 2 

Valorizzazione dei beni culturali come servizio pubblico e servizio privato di utilità pubblica [*]

di Marco Durato
Sommario: 1. Norme sui beni e norme sui servizi. - 2. Valorizzazione in generale e attività di valorizzazione. - 3. Le attività di valorizzazione tra gestione del servizio e gestione delle reti e degli impianti. 4. La fruizione dei beni di appartenenza pubblica come servizio pubblico in senso stretto.

1. Norme sui beni e norme sui servizi
Nella letteratura giuridica che si è occupata della fruizione e della valorizzazione dei beni culturali dopo
la riforma del 2006 sono numerosi i tentativi di qualificazione dei due concetti. Vi è chi ne ha sostenuto
la natura di funzioni amministrative e chi ha invece ritenuto di qualificarli come servizi pubblici.
Ancora, sono state prospettate sia l'ipotesi secondo la quale valorizzazione e fruizione sarebbero
attività distinte e differentemente classificabili, sia l'opposta tesi della riconduzione della fruizione nel
più ampio alveo della valorizzazione.
Ciò su cui mi pare non esservi dubbio è che la definizione della loro natura giuridica, quando vi si
proceda con l'ottica tradizionale di analisi dei servizi pubblici, diviene un'operazione assai difficile. Chi
studi le norme del codice dei beni culturali con atteggiamento sistematico e con le lenti della
classificazione tradizionale (funzione, servizio pubblico, attività economica strumentale), avverte un
immediato disagio. Le espressioni utilizzate, i valori protetti in via principale, l'attenzione posta più sul
momento organizzativo e di tutela che sull'efficienza e sulle modalità di svolgimento dell'attività
richiamano più la disciplina sui beni pubblici che quella sui servizi pubblici [1]. Già ad una lettura
sommaria, quindi, valorizzazione e fruizione appaiono attinenti all'uso ed alla protezione dei beni
pubblici e dei beni privati di pubblica utilità, definendo nuove formule di godimento dei primi e di
limitazione all'uso ed alla disponibilità dei secondi, unite dal comune denominatore del rilievo del fine,
che, secondo quanto osservato dalla dottrina più recente, ha ormai affiancato e superato
l'appartenenza come concetto ordinatore nelle regole sui beni [2].
Se non è difficile individuarne la ragione nel particolare valore intrinseco dei beni oggetto di
valorizzazione e fruizione, è pur vero che la scelta di privilegiare le norme sull'organizzazione e la
protezione dei beni finisce per confinare ad un ruolo marginale il rapporto con l'utenza e la dinamica
relazione tra interesse pubblico, interessi plurimi ed interessi individuali, la cui centralità appare
evidente nel dibattito sui servizi pubblici [3].
Il tema è poi strettamente connesso con altri più generali, dei quali non è però qui possibile dare
conto. Tra tutti, quello ampiamente indagato della connessione tra valorizzazione e tutela, rilevante
non soltanto nella prospettiva del riparto della potestà legislativa tra Stato e regioni ed alla luce del
quale sarebbe forse possibile spiegare alcune norme non felicemente formulate [4].

L'iter logico che tenterò di seguire può essere schematizzato in quattro punti: individuazione delle
attività; descrizione del loro regime puntuale; individuazione e soluzione delle antinomie, apparenti e reali; tentativo di qualificazione e definizione delle possibili conseguenze. L'obiettivo dell'indagine è quello di dimostrare che, sebbene l'interpretazione più diffusa ed accreditata sia quella che vede nelle norme che trattano delle forme della valorizzazione (artt. 111 e 115) la disciplina delle forme di gestione dei servizi culturali, è possibile giungere ad una soluzione differente, in cui quelle norme debbono essere viste come la disciplina della gestione delle reti e dei beni culturali, mentre le modalit di gestione dei servizi in senso proprio restano disciplinate dall'art. 102 e dalle norme, statali e regionali, dedicate alla gestione dei servizi pubblici locali.
2. Valorizzazione in generale e attività di valorizzazione
"Valorizzazione" è espressione che compare tanto all'art. 6 del Codice, quanto agli artt. 111 e
seguenti. Secondo il primo, dedicato alla "valorizzazione del patrimonio culturale", essa "consiste
nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del
patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del
patrimonio stesso, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura". Il suo contenuto si estende anche
ad attività specifiche, quali "la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del
patrimonio culturale", nonché "la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela
compromessi o degradati, ovvero la realizzazione di nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati".
L'art. 111 tratta invece delle "attività di valorizzazione", che "consistono nella costituzione ed
organizzazione stabile di risorse, strutture o reti, ovvero nella messa a disposizione di competenze
tecniche o risorse finanziarie o strumentali, finalizzate all'esercizio delle funzioni ed al perseguimento
delle finalità indicate all'articolo 6. A tali attività possono concorrere, cooperare o partecipare soggetti
privati". L'iniziativa volta alla valorizzazione è pubblica o privata. La prima "si conforma ai princìpi di
libertà di partecipazione, pluralità dei soggetti, continuità di esercizio, parità di trattamento,
economicità e trasparenza della gestione"; la seconda è espressamente definita "attività socialmente
utile e ne è riconosciuta la finalità di solidarietà sociale".
Attività distinta è quella della "fruizione", a sua volta scomposta in fruizione degli istituti e dei luoghi
della cultura di appartenenza pubblica (art. 102) e in fruizione di beni culturali di proprietà privata
(art. 104).
La fruizione dovrebbe poi essere attività distinta dall'utilizzazione, poiché queste ultime appaiono
nominate singolarmente e come concetti differenti all'art. 6. Dell'utilizzazione, tuttavia, non si trova
alcuna ulteriore definizione nel Codice, né si trova riferimento alcuno al suo contenuto.
Il tentativo di composizione delle disarmonie che parrebbero caratterizzare le norme appena illustrate
deve essere preceduto dalla considerazione in merito alla scelta, senz'altro felice, con cui, riguardo ai
beni pubblici, il Codice ha sostituito il concetto di proprietà o di dominio con quello di appartenenza. La
scelta è certamente opportuna, dando conto dei risultati a cui è recentemente giunta la dottrina e
mettendo al centro il tema della destinazione e della vocazione dei beni, anziché quello della natura
del titolo giuridico di appartenenza (proprietà o demanio).
Il primo momento critico è offerto all'interprete dalla duplicità dei contenuti che il Codice offre a
proposito della "valorizzazione" agli artt. 6 e 111. Il primo lo scompone sostanzialmente in due oggetti
principali consistenti nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la
conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione
pubblica del patrimonio stesso; oggetti principali, questi, a cui si aggiungono oggetti strumentali, quali
la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale e la
riqualificazione degli immobili e delle aree tutelati compromessi o degradati.
In buona sostanza, secondo l'art. 6, la valorizzazione si esprime tanto nell'esercizio di funzioni
amministrative, quanto nella definizione delle regole giuridiche (disciplina). Non mi pare possa esservi
dubbio sul fatto che la valorizzazione si traduce in un'attività complessa, difficilmente riconducibile ad
unità [5]. Certamente, essa non può essere per intero compressa né entro il concetto proprio di
funzione amministrativa, né entro quello di servizio pubblico, poiché essa si sostanzia di attività a priori distinte e più ampie. Rivela, invece, una natura eterogenea e composita, fatta di funzioni,
servizi, normazione ed altre attività (la riqualificazione di immobili ed aree, la promozione). Unico
elemento certo è che la fruizione, secondo la lettera dell'art. 6, ne costituisce parte.
L'oggetto dell'art. 111 è evidentemente più ridotto e circoscritto, ma la distonia su cui molti hanno
insistito è, a mio avviso, soltanto pretesa ed apparente. Che di realtà differenti si tratti lo rivelano sia
la diversa collocazione sistematica nel codice sia le rubriche degli artt. 6 e 111: la prima, dedicata alla
"valorizzazione" in generale; la seconda, alle sole "attività di valorizzazione". Riguardo ai contenuti, mi parrebbe chiaro che la valorizzazione di cui parla l'art. 6 ricomprende sia la disciplina giuridica sia l'sercizio delle funzione, assumendo il ruolo di definire l'indicazione finalistica di entrambe. In altri termini, la disposizione chiarisce il quadro generale entro il quale si svolgono tutti i compiti di
valorizzazione, tanto normativi, quanto di regolazione e di amministrazione diretta. Di quel quadro, le
attività di valorizzazione di cui all'art. 111 rappresentano l'articolazione di uno soltanto tra i contenuti:
le funzioni. Il primo comma specifica che le attività in oggetto si sostanziano nella costituzione e nella
organizzazione stabile di risorse, strutture e reti e nella messa a disposizione di competenze e risorse,
per iniziativa pubblica (a cui si applicano i principi dettati per l'attività amministrativa) o privata (nel
qual caso, l'attività è espressamente definita privata e socialmente utile).
La valorizzazione in generale e le attività di valorizzazione costituiscono dunque differenti concetti, a cui corrispondono differenti istituti e diverse regole.
3. Le attività di valorizzazione tra gestione del servizio e gestione delle reti e degli
impianti
Si è detto di come l'art. 111 definisca il contenuto, le finalità e l'iniziativa in merito alle attività di
valorizzazione. Il successivo art. 112 detta invece le regole in merito alla definizione delle strategie e
degli obiettivi di valorizzazione dei beni di appartenenza pubblica, costruendo complessi meccanismi di
collaborazione tra lo Stato, le regioni e gli altri enti territoriali, destinati a sfociare nella stipulazione di
accordi che possono coinvolgere anche i privati, quando gli obiettivi strategici comprendano anche beni
di appartenenza privata [6].
Al riguardo, vi sono due interessanti previsioni di cui dare conto. Innanzitutto, possono essere stipulati
accordi tra lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali e i privati interessati, per regolare anche
i servizi strumentali comuni destinati alla fruizione e alla valorizzazione di beni culturali. Con gli accordi "possono essere anche istituite forme consortili non imprenditoriali (sic!) per la gestione di uffici comuni"; uffici comuni anche ai privati, quindi. In secondo luogo, "lo Stato, per il tramite del ministero e delle altre amministrazioni statali eventualmente competenti, le regioni e gli altri enti pubblici
territoriali possono costituire, nel rispetto delle vigenti disposizioni, appositi soggetti giuridici cui
affidare l'elaborazione e lo sviluppo dei piani" strategici di sviluppo culturale.
E' l'art. 115 a regolare poi le forme di gestione delle attività di valorizzazione dei beni culturali pubblici
[7]. Innovando significativamente rispetto all'esperienza precedente [8], esse si riducono di fatto a
due: la gestione diretta, svolta per mezzo di strutture organizzative interne alle amministrazioni,
dotate di adeguata autonomia scientifica, organizzativa, finanziaria e contabile, e provviste di idoneo
personale tecnico (eventualmente organizzate in forma consortile pubblica) [9]; la gestione indiretta,
attuata tramite concessione a terzi delle attività di valorizzazione, anche in forma congiunta e
integrata, da parte delle amministrazioni cui i beni appartengono.
Notato che i privati che eventualmente partecipano ai soggetti di diritto privato incaricati della definizione dei piani strategici non possono comunque essere individuati quali concessionari delle
attività di valorizzazione, resta da dire che la conclusione circa la modalità indiretta di gestione non
può che dipendere dalla qualificazione delle attività stesse. Così, se l'attività di valorizzazione è
qualificata come servizio pubblico, la gestione indiretta integra ovviamente l'ipotesi di concessione di pubblico servizio. Qualora la si ritenesse invece una funzione amministrativa, nel caso di attribuzione

della stessa a privati, si dovrebbe parlare di una vera e propria esternalizzazione delle funzioni,
secondo una tipologia in buona parte originale rispetto a quelle ben illustrate da una recente dottrina
[10] e con tutti i problemi autorevolmente posti in luce [11].

In verità, sono proprio l'analisi della disciplina dettata dall'art. 115 ed il raffronto con quella ordinaria e
generale dettata in merito alla gestione dei servizi pubblici in generale a generare dubbi in merito al
reale contenuto ed al vero oggetto delle forme di gestione delle attività di valorizzazione.
Volendo prescindere dal dato strettamente lessicale, che pure induce a ritenere che "valorizzare" sia
cosa diversa dal "gestire", resta il fatto che il contenuto dell'art. 115 sembra descrivere le attività di
valorizzazione più come attività di gestione e valorizzazione di beni che non come forme di effettiva
gestione di servizi [12]. Infatti, l'accento è posto sulla costituzione e sull'organizzazione delle risorse,
delle "strutture e reti" propedeutiche allo svolgimento delle vere e proprie attività di servizio, laddove,
qualora l'intenzione fosse stata davvero quella di regolare la gestione dei servizi, sarebbe stato più
logico attendersi meno attenzione per il momento organizzativo dei beni e maggiore attenzione per
quello di erogazione dell'attività (come accade, invece, per i servizi aggiuntivi di cui all'art. 117 [13]).
Del resto, confrontando la disciplina dettata dall'art. 115 del Codice con quella prevista dall'art. 113
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, la tecnica di redazione e la formulazione del primo sembra
corrispondere più a quella dei commi 3 e 4 del secondo (che recano le regole per la proprietà e la
gestione delle reti e degli impianti indispensabili all'erogazione dei servizi locali aventi rilevanza
economica), che non a quella del comma 5 (che disciplina invece la gestione dei servizi). Il che appare
più che logico, visto che oggetto di protezione è il bene in sé, giudicato di alto valore intrinseco, a
prescindere dall'indirizzo della sua gestione. Gli utenti e i destinatari delle attività restano invece sullo
sfondo, al contrario di quanto ci si dovrebbe attendere da una norma moderna sulla gestione di servizi
pubblici.
Peraltro, così ragionando e classificando le norme sulle attività di valorizzazione come norme sulla
gestione dei beni e non dei servizi culturali, si finisce col dover ammettere che accanto ad esse vi sia
poi un'attività di effettiva erogazione del servizio, di cui il Codice apparentemente non tratta. Come si
è detto, l'interpretazione prevalente muove in diversa direzione, ritenendo che, dopo la definizione
delle linee strategiche di valorizzazione, vi sia spazio soltanto per la gestione dei servizi pubblici (le
attività di valorizzazione, appunto) e la conduzione dei servizi aggiuntivi. A me pare, invece, che tanto
la lettera quanto il contenuto precettivo dell'art. 115 assegnino un autonomo spazio al livello della
gestione dei beni che costituiscono l'indefettibile presupposto del servizio in senso proprio. Ciò, come
accade con riferimento a tutti i servizi la cui erogazione si lega a beni che hanno valore in sé e che
meritano protezione e regolazione indipendentemente dallo svolgimento dei servizi stessi [14].
Singolarmente, accedendo all'impostazione ora descritta, il risultato classificatorio potrebbe non
cambiare. Infatti, posto che la soluzione più comunemente accettata classifica le attività di
valorizzazione come servizio pubblico [15], non vi è dubbio che anche l'attività di gestione dei beni,
delle reti e degli impianti debba avere la medesima qualificazione, come è stato posto in evidenza a
proposito della gestione delle reti nei servizi pubblici locali con rilevanza economica [16]. Quel che la
soluzione qui proposta impone invece di approfondire è la questione dell'effettiva gestione del servizio
pubblico inteso in senso stretto; dell'erogazione dell'attività all'utenza finale, quindi. Infatti, se la
disciplina degli artt. 111 e 112 è dedicata alla gestione dei beni, restano da definire le regole che
governano l'erogazione dell'attività verso i fruitori del servizio. Il punto rappresenta, evidentemente, il
nodo cruciale con riferimento alla soluzione qui proposta. Al riguardo, mi sembrano darsi due casi: o si
individuano nel Codice le norme applicabili a quest'ultima attività o si riconosce che esso nulla dice al
riguardo, dovendosi quindi ritenere che le forme di gestione del servizio siano quelle proprie dei servizi
pubblici in generale [17].
A mio avviso, è possibile sostenere che l'attività di erogazione all'utenza coincida con quella che il
Codice definisce "fruizione degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica", disciplinata
all'art. 102 [18]. La lettura della norma, infatti, pone in evidenza proprio il riguardo per gli effetti
dell'attività nei confronti dei fruitori (degli utenti, quindi) del servizio, che si è detto mancare nella
disciplina di cui all'art. 115. Tuttavia, poiché nell'art. 102 manca l'individuazione delle forme di
gestione della fruizione, non resta che operare, con riferimento a queste, un rinvio alle norme generali
sulla gestione dei servizi, di volta in volta distinguendo in merito alla titolarità del bene e del servizio,
in armonia con quanto disposto dal primo comma dell'art. 102 ("lo Stato, le regioni, gli altri enti
pubblici territoriali ed ogni altro ente ed istituto pubblico, assicurano la fruizione dei beni presenti negli
istituti e nei luoghi indicati all'articolo 101", nel rispetto dei principi fondamentali fissati dal Codice)

[19].
4. La fruizione dei beni di appartenenza pubblica come servizio pubblico in senso stretto
E' dunque possibile definire la fruizione dei beni di appartenenza pubblica in chiave di servizio pub
in senso proprio [20]. Nella soluzione che si è prospettata, essa appare senz'altro ricompresa nel
concetto generale di valorizzazione di cui all'art. 6, ma distinta ed autonoma rispetto alla fattispecie
dell'attività di valorizzazione così come la disegna l'art. 111. Mentre quest'ultima consisterebbe nella
regolazione e nella gestione dei beni e delle reti culturali, la fruizione costituirebbe la gestione del
servizio pubblico culturale in senso stretto.
D'altro canto, accedendo all'opinione maggioritaria e non ritenendo convincente la conclusione qui
raggiunta, diviene difficile descrivere con sufficiente precisione la relazione tra valorizzazione e
fruizione, di cui il Codice non dà alcuna definizione esplicita e per la cui disciplina opera, almeno per i
beni presenti negli istituti e nei luoghi della cultura non appartenenti allo Stato o dei quali lo Stato
abbia trasferito la disponibilità, un rinvio alla legge regionale (art. 102, comma 2). Non solo. Poiché
mancano regole espresse circa le modalità di gestione della fruizione, è soltanto attraverso la sua
classificazione come servizio pubblico che è possibile definirne il regime giuridico, applicando le norme
generali sui servizi. Così facendo, peraltro, se si vuole davvero attribuire contenuto proprio alla
fruizione, allora non si può che fare riferimento alla gestione dell'attività verso l'utenza, riconoscendo
alla valorizzazione quel ruolo di regolazione e gestione dei beni di cui si è detto.
Differentemente, si finisce fatalmente per negare alla fruizione un contenuto autonomo da quello delle
attività di valorizzazione e per farne, in sostanza, un mero contenuto di quest'ultima; una sua parte
organica o un suo elemento costitutivo.
Quel che è certo è che la disciplina del Codice ruota intorno ad un intricato allacciarsi del piano della
gestione dei beni con quello della produzione di attività e servizi verso gli utenti (i fruitori). Non è
caratteristica propria del solo ambito dei servizi culturali. Richiamando ancora una volta la disciplina
generale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, è evidente come il legislatore abbia
considerato di assoluta importanza la definizione delle regole per la gestione dei beni necessari
all'esercizio delle utilities. E' però vero che in tutte le ipotesi di servizi "a rete", i beni, per quanto
rilevanti in se, sono comunque considerati e regolati nella loro funzione servente, strumentale rispetto
al servizio, che resta il vero "cuore" della disciplina pubblicistica. In tal senso e secondo i casi, il
legislatore può decidere di regolarli insieme al servizio, ovvero di dedicare loro una disciplina propria e
specifica; allo stesso modo, può attribuirne proprietà e gestione al soggetto incaricato della conduzione
del servizio, ovvero tenere distinte le prime dall'ultima. Nell'ipotesi di separazione dei beni dal servizio,
poi, l'attenzione del legislatore è certo volta a di dettare le regole per la conservazione del bene, per la
sua manutenzione e per favorire gli investimenti volti all'ammodernamento dei beni e degli impianti
strumentali. Ciò non toglie, tuttavia, che i caratteri distintivi della disciplina siano l'orientamento
all'utenza e la soddisfazione di bisogni collettivi primari che non possono essere soddisfatti mediante la
semplice conservazione dei beni, ma che richiedono lo svolgimento di attività sostanzialmente
economiche e d'impresa e che costituiscono il servizio pubblico in senso stretto.
Nelle regole che il Codice detta agli articoli 111, 112 e 115, invece, appare chiara la dominanza del
bene, la cui tutela assorbe ogni regola organizzativa, a dispetto dell'attività all'utenza. La scelta che ne
consegue è dunque tra ritenere che l'attività di valorizzazione descritta dall'art. 111 coincida con il
servizio culturale in senso proprio (e che le norme sulle forme di gestione di cui all'art. 115 siano tutto
ciò che il legislatore ha inteso dedicare al momento dell'erogazione del servizio), o ritenere che essa
sia invece più propriamente classificabile come attività di gestione dei beni culturali, rinvenendo nella
fruizione l'attività di erogazione all'utenza del servizio e nelle norme generali sulla gestione dei servizi
pubblici la disciplina delle sue forme di conduzione.
Sotto il profilo della classificazione dell'attività, come già si è detto, non mi pare che accedere all'una o
all'altra tesi cambi la natura della valorizzazione. Sia che la si definisca come attività di gestione dei
beni, sia che la si ritenga attività di erogazione di prestazioni all'utenza, essa si configura come
servizio pubblico in senso proprio [21].

Del resto, che di servizio si tratti e non di funzione mi parrebbe confermato dalla disciplina degli
accordi per la definizione delle strategie di valorizzazione (art. 112, comma 4), per la cui elaborazione
possono essere costituiti soggetti giuridici di diritto privato (comma 5) a cui possono partecipare anche
organismi non lucrativi privati (comma 8).
In sintesi, il complesso quadro normativo descritto dal Codice costruisce un'articolata piramide che
muove dalla valorizzazione-ambito dell'art. 6, passa per la definizione delle attività e delle strategie di
valorizzazione (artt. 111 e 112) e della gestione dei beni culturali e delle loro reti (art. 115), per
scendere infine alla gestione dei servizi culturali in senso stretto (la fruizione dell'art. 102 con il rinvio
alle norme sulla gestione dei servizi locali di rilevanza economica) ed alla gestione dei servizi accessori
ed aggiuntivi (art. 117) [22].
 
Note
[*] In questo scritto sono riportate le considerazioni svolte nella relazione tenuta al convegno "Modelli di
composizione degli interessi nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale", Padova, 18 e 19
maggio 2007, organizzato dall'Associazione Italiana di Diritto Urbanistico e dalla Facoltà di Giurisprudenza
dell'Università degli Studi di Padova.
[1] Un disagio corrispondente a quello avvertito sotto il differente profilo della gestione dei luoghi della cultura
contrapposta alla gestione dei beni culturali da M. Renna, I beni museali (privati ed ecclesiastici) nel Codice dei
beni culturali e del paesaggio, in Aedon, n. 1/2005.
[2] M. Renna, La regolazione amministrativa dei beni a destinazione pubblica, Milano, 2004, spec. pp. 109 ss.;
A. Lolli, I beni pubblici per destinazione: formazione ed estinzione della fattispecie, in Riv. trim. dir. proc. civ.,
1997, pp. 629 ss.; Id., Proprietà e potere nella gestione dei beni pubblici e dei beni di interesse pubblico, in
Dir. amm., 1996, pp. 51 ss.; M. Dugato, Il regime dei beni pubblici: dall'appartenenza al fine, in Valori e
principi del regime repubblicano, 2. Diritti e libertà, a cura di S. Labriola, Bari, 2006, pp. 219 ss.
[3] Il rilievo dell'organizzazione nell'attività di valorizzazione è posto in evidenza da M. Ainis e M. Fiorillo, I beni
culturali, in Trattato di diritto amministrativo, diretto da S. Cassese, Parte Speciale, vol. II, Milano, 2003, p.
1479.
[4] Dei problemi interpretativi legati all'infelice formulazione delle norme, G. Sciullo, I servizi culturali dello
Stato, in Giornale dir. amm., 2004, p. 402. Come giustamente rileva G. Clemente di San Luca, La elaborazione
del "diritto dei beni culturali" nella giurisprudenza costituzionale, in Aedon, n. 1/2007, a chiarire il rapporto tra
tutela e valorizzazione non ha contribuito in modo significativo la Corte costituzionale. Sul rapporto tra tutela e
valorizzazione, S. Cassese, I beni culturali: dalla tutela alla valorizzazione, in Giornale dir. amm., pp. 673 ss. E.
Follieri, Le disposizioni generali, in Il diritto dei beni culturali e del paesaggio, a cura di E. Follieri, vol. I, Napoli,
2005, p. 44, parla della funzione ancillare della valorizzazione rispetto alla tutela.
[5] La complessità della valorizzazione descritta dall'art. 6 è ben descritta da D. Vaiano, Sub art. 6, in
Commentario al Codice dei beni culturali e del paesaggio, in NLCC, a cura di G. Trotta, G. Caia, N. Aicardi,
2005, pp. 1083 ss., che parla di "attività-funzione".
[6] Sul punto, L. Zanetti, Sub art. 112, in Il codice dei beni culturali e del paesaggio, a cura di M. Cammelli,
Bologna, II edizione, 2007; G. Severini, Sub art. 112, in Il codice dei beni culturali e del paesaggio, a cura di
M. A. Sandulli, Milano, pp. 731 ss.
[7] C. Barbati, Le forme di gestione, in Il diritto dei beni culturali, a cura di C. Barbati, M. Cammelli, G. Sciullo,
Bologna, 2006, pp. 193 ss.
[8] Al cui riguardo, D. Vaiano, Sub art. 115, in Commentario, cit., a cura di G. Trotta, G. Caia, N. Aicardi, pp.
1453 ss., che, già con riferimento al testo precedente la riforma del 2006, metteva in evidenza l'infelice
alternanza di attività di valorizzazione e forme di gestione.
[9] Come la formulazione dell'art. 115 in merito alla gestione diretta sia ambigua e dia origine a molti dubbi è
stato posto in luce da G. Sciullo, Valorizzazione, gestione e fondazioni nel settore dei beni culturali: una svolta dopo il d.lg. 156/2006?, in Aedon, n. 2/2006, che conclude affermando che "è da pensare che la formulazione
dell'art. 115, comma 2, disciplinante le ipotesi di gestione diretta, sia da reputarsi non tassativa e perciò tale
da non escludere una sua interpretazione estensiva in grado di comprendere anche il caso in cui alle fondazioni
(e in genere ai soggetti costituiti ex art. 112, comma 5) sia stato conferito in uso il bene della cui
valorizzazione si tratta".
[10] A. Maltoni, Il conferimento di potestà pubbliche a privati, Torino, 2005, spec. pp. 160 ss.; G. Piperata, Le
esternalizzazioni nel settore pubblico, in Dir. amm., 2005, pp. 963 ss.
[11] M. Cammelli, Decentramento e "outsourcing" nel settore della cultura: il doppio impasse, in Dir. pubbl.,
2002, pp. 261 ss.
[12] S. Foà, Forme di gestione (art. 115), in Aedon, n. 1/2004, opportunamente osserva che "La gestione
viene intesa come attività servente alla valorizzazione, chiarendo alcuni dubbi interpretativi sollevati dalle
definizioni del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 in relazione all'assetto delle competenze
amministrative. In particolare la gestione dei beni è intesa come gestione delle attività di valorizzazione ad
iniziativa pubblica".
[13] Con riferimento ai quali, si veda A.L. Tarasco, Sub art. 117, in Commentario al codice dei beni culturali e
del paesaggio, a cura di G. Leone e A.L. Tarasco, Padova, 2006, pp. 737 ss.
[14] Sul rapporto tra valore intrinseco del bene ed attività economica legata al suo utilizzo, S. Settis, Battaglie
senza eroi, I beni culturali tra istituzioni e profitto, Milano, 2005, pp. 141 ss., e V. Cerulli Irelli, Utilizzazione
economica e fruizione collettiva dei beni, in Annuario 2003 dell'Associazione dei professori di diritto
amministrativo, Milano, 2004, pp. 3 ss.
[15] Classificano l'attività di valorizzazione come servizio pubblico S. Mele, Valorizzazione, fruizione ed uso dei
beni culturali, in Il diritto dei beni culturali e del paesaggio, cit., p. 276; S. Piemonte, Sub art. 115, in
Commentario al Codice dei beni culturali e del paesaggio, a cura di A. Angioli e V. Caputi Jambrenghi, Torino,
p. 289. La ritiene una funzione amministrativa L. Casini, Valorizzazione e fruizione dei beni culturali, in Giornale
dir. amm., 2004, p. 479.
[16] Sul punto, sia consentito il rinvio a M. Dugato, Proprietà e gestione delle reti nei servizi pubblici locali, in
Riv. trim. app., 2003, pp. 51 ss., e a M. Dugato, I servizi pubblici locali, in Trattato di diritto amministrativo,
cit., Parte Speciale, vol. III, pp. 2592 ss.
[17] Eventualmente concludendo per la loro atipicità con G. Piperata, Tipicità e autonomia nei servizi pubblici
locali, Milano, 2005.
[18] Del resto, il tema complesso della gestione dei beni culturali non è stato affrontato ex professo dal
legislatore costituzionale del 2001 che, come sottolinea G. Clemente di San Luca, La elaborazione, cit., "nel
novellato art. 117, mentre fa parola della tutela e della valorizzazione, non menziona la gestione. L'omissione
ha offerto a dottrina e giurisprudenza lo spazio per avanzare diverse soluzioni interpretative, rendendosi
necessario riconsiderare la tricotomia di funzioni (rectius: compiti) tutela/gestione/valorizzazione adottata dal
legislatore del 1998".
[19] Ne consegue che per i beni di appartenenza degli enti locali, la disciplina delle forme di gestione sarà
composta tanto dalle norme del d.lg. 267/2000, quanto dalle norme regionali. Ciò, nel rispetto di quanto
eventualmente previsto negli accordi posti in essere ai sensi del quarto comma dell'art. 102 "al fine di
coordinare, armonizzare ed integrare la fruizione relativamente agli istituti ed ai luoghi della cultura di
appartenenza pubblica". Classificando i servizi culturali come servizi privi di rilevanza economica, il quadro
normativo di riferimento andrebbe definito con riferimento all'intervenuta abrogazione dell'art. 113-bisdel Testo
Unico degli enti locali ad opera della sentenza 27 luglio 2004, n. 272 della Corte costituzionale, secondo
l'autorevole interpretazione di G. Sciullo, Gestione dei servizi culturali e governo locale dopo la pronuncia 272
del 2004 della Corte costituzionale, in Aedon, n. 3/2004. Osserva giustamente C. Barbati, Sub art. 115, in Il
codice dei beni culturali e del paesaggio, cit., a cura di M. Cammelli, qualora si preferisca qualificarli come
servizi con rilevanza economica, il riferimento sarà alle forme di gestione dell'art. 113 Tuel. Tra gli autori che
pongono in evidenza la rilevanza economica dei servizi culturali, G. Piperata, I servizi culturali nel nuovo
ordinamento dei servizi degli enti locali, in Aedon, n. 3/2003. Per la rilevanza economica dei servizi culturali,
Tar Lazio, Roma, II, 23 agosto 2006, n. 7373, con nota di P. Michiara, Considerazioni sulla nozione di
valorizzazione dei beni culturali, in Aedon, n. 1/2007, il quale, pur condividendo la soluzione, mette in luce l'cessiva rapidità con la quale il giudice ha affrontato alcuni nodi centrali nel processo di classificazione della
nozione. Sembra definire i servizi culturali come servizi locali in senso economico anche G. Pastori, Tutela e

  valorizzazione dei beni culturali in Italia: situazione in atto e tendenze, in Aedon, n. 3/2004, laddove afferma
che "la valorizzazione che guarda al bene come risorsa e come servizio pare essere soprattutto azione da
svolgere prevalentemente in sede regionale e locale a cura delle corrispondenti istituzioni di governo, pur
sempre con l'apporto delle necessarie strutture tecnico-professionali, nell'ambito di indirizzi e scelte di sviluppo
sociale ed economico".
[20] Quella relativa ai beni culturali di appartenenza privata è senz'altro disegnata dall'art. 103 del Codice
come vincolo alla disponibilità del bene.
[21] M. Dugato, Proprietà e gestione delle reti, cit., 2003, pp. 51 ss.
[22] Sulla relazione tra la gestione dei servizi pubblici culturali e quella dei servizi aggiuntivi, si vedano le
condivisibili osservazioni di P. Michiara, Considerazioni sulla nozione, cit. In verità, la piramide potrebbe
ulteriormente articolarsi nell'ulteriore gradino dell'uso dei beni, la cui contiguità alla fruizione è stata indagata
da M. Brocca, La disciplina d'uso dei beni culturali, in Aedon, n. 2/2006.
 
copyright 2007 by Società editrice il Mulino

 

LEGISLAZIONE ITALIANA

 

IMMOBILI STORICO-ARTISTICI DATI IN LOCAZIONE DALLA SOCIETA': I RELATIVI RICAVI CONFLUISCONO IN TOTO NEL REDDITO D'IMPRESA

CORTE DI CASSAZIONE
Posted on 12/11/2014 by  su fiscoediritto
Cassaz9001
Share Button
 

“Locazione di immobili di interesse storico”: questa l’attività della società, e i relativi ricavi compongono, secondo il Fisco, il “reddito” dell’impresa, con tutto ciò che concerne a livello di imposte.
Proprio per questo, viene “negato” alla società “il rimborso dell’Irpeg, per gli anni dal 2000 al 2003” sul “reddito derivante dalla locazione”.
E tale visione, condivisa già dai giudici tributari, viene fatta propria anche dai giudici della Cassazione, i quali respingono la tesi dei legali della compagine societaria, secondo cui “l’imposta” è stata “corrisposta in eccesso rispetto a quanto sarebbe stato dovuto in applicazione della minore delle tariffe d’estimo”.
Per i giudici di terzo grado, difatti, bisogna ricordare che “in tema di imposte sui redditi, i canoni prodotti dalla locazione di immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, che siano oggetto dell’attività dell’impresa, rappresentano ricavi che concorrono alla determinazione del reddito di impresa”. E tale quadro è rafforzato dalla considerazione che “il riconoscimento del carattere strumentale di un immobile presuppone la prova della funzione strumentale del bene non già in senso oggettivo, bensì in rapporto all’attività dell’azienda”.

m.r.

Il testo integrale della sentenza:
CORTE DI CASSAZIONE – SEZIONE TRIBUTARIA – SENTENZA 12 NOVEMBRE 2014, N. 24048

Svolgimento del processo

La srl X propone ricorso per cassazione, sulla base di sei motivi, nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto che, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle Entrate, ha negato alla contribuente il rimborso dell’IRPEG per gli anni dal 2000 al 2003 sul reddito derivante dalla locazione di immobili di interesse storico-artistico, strumentali all’esercizio dell’attività dell’impresa, corrisposta asseritamente in eccesso rispetto a quanto sarebbe stato dovuto in applicazione della minore delle tariffe d’estimo, come previsto dall’art. 11 della legge 30 dicembre 1991, n. 413.
Ad avviso del giudice d’appello, infatti, ai fini della determinazione del reddito degli immobili di interesse storico-artistico vi è diversità di trattamento a seconda che siano utilizzati come ‘bene merce’ per l’attività d’impresa (art. 57 Tuir), o invece siano considerati beni patrimoniali (art. 40 Tuir).
Nel caso di specie, di una società che utilizza i propri immobili per la locazione, essendo questo lo scopo statutario della propria attività sociale, la società contribuente ha registrato in bilancio i redditi dei canoni di locazione e nella parte passiva ha registrato le spese inerenti agli immobili locati: risulta evidente che, registrando nel passivo le spese sostenute per gli immobili, la società “ha optato per una diversa soluzione delle agevolazioni stabilite dalla legge”.

 

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

 

Motivi della decisione

Col primo motivo, denunciando violazione dell’art. 11, comma 2, della legge n. 413 del 1991, assume che la norma dovrebbe essere intesa nel senso che l’applicazione della minore tra le tariffe d’estimo della zona censuaria costituirebbe agevolazione spettante “in ogni caso” anche agli immobili di imprese commerciali, a prescindere dal carattere patrimoniale o strumentale degli immobili stessi; con il secondo motivo denuncia omessa motivazione in ordine al carattere strumentale o meno degli immobili, destinati ad uso abitativo, collocati all’interno di palazzi storici e concessi in locazione a terzi; con il terzo motivo assume che gli immobili abitativi, strumentali per destinazione, allorché siano locati a terzi, perderebbero il legame di strumentalità rispetto all’attività d’impresa e dovrebbero essere considerati beni aventi natura patrimoniale.
I tre motivi, da trattare congiuntamente in quanto legati, sono infondati.
Questa Corte ha infatti chiarito come “in tema di imposte sui redditi, i canoni prodotti dalla locazione di immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell’art. 3 della legge 1° giugno 1939, n. 1089, che siano oggetto dell’attività dell’impresa, rappresentano ricavi che concorrono alla determinazione del reddito di impresa, secondo le norme che lo disciplinano, senza che sia applicabile l’art. 11, comma 2, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, il quale, nello stabilire che il reddito degli immobili in questione è determinato “mediante 1’applicazione della minore tra le tariffe d’estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato”, si riferisce al solo reddito fondiario e si giustifica nei costi di manutenzione degli immobili vincolati, superiori a quelli normalmente richiesti per altre tipologie di immobili, giustificazione, quest’ultima, che non avrebbe senso rispetto ai redditi di impresa, determinati sulla base dei ricavi conseguiti in contrapposizione ai correlativi costi che, invece, sono indeducibili rispetto ai redditi fondiari” (Cass. n. 7542 del 2011, n. 26343 del 2009).
La seconda e la terza censura, in particolare, non colgono nel segno, ove si consideri che questa Corte ha affermato che “in tema di imposte sui redditi, il riconoscimento del carattere strumentale di un immobile, ai sensi dell’art. 40, comma secondo, secondo periodo, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, presuppone la prova della funzione strumentale del bene non già in senso oggettivo, bensì in rapporto all’attività dell’azienda, non contemplando tale disposizione una categoria di beni la cui strumentalità è “in re ipsa”, e potendosi prescindere (ai fini dell’accertamento della strumentalità) dall’utilizzo diretto del bene da parte dell’azienda soltanto nel caso in cui risulti provata l’insuscettibilità (senza radicali trasformazioni) di una destinazione del bene diversa da quella accertata in relazione all’attività aziendale” (Cass. n. 12999 del 2007).
Il quarto motivo, chiuso dal quesito di diritto con il quale si chiede se l’art. 2328 cod. civ., l’art. 115, comma 1, cod. proc. civ., e l’art. 1, comma 2 del d.lgs. n. 546 del 1992, debbano essere interpretati nel senso esposto, è inammissibile. Il quesito, infatti, si limita a sostenere la interpretazione di una regola giuridica, e non è quindi idoneo alla stregua della prescrizione dell’art. 366 bis cod. proc. civ.
Analoghe considerazioni valgono per il quinto e sesto motivo, con i quali si denunciano violazione di legge, anch’essi corredati di quesiti di diritto non idonei, perché contenenti la mera affermazione di principi giuridici.
Il ricorso deve essere pertanto rigettato.
Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo. 

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso.
Condanna la società ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in euro 4.700, oltre alle spese prenotate a debito.

..................................................................

 

 

Legislazione Italiana sui Beni Culturali ed Ambientali 

(Tratto da AmbienteDiritto.it)

 

 

Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42: “CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO”, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137. (GU n. 45 del 24-2-2004) (Testo aggiornato, da ultimo, ai decreti legislativi nn. 62 e 63 del 26 marzo 2008, pubblicati nella G.U. n. 84 del 9.4.2008)
 

Comunicato: Ministero degli Affari esteri. Entrata in vigore del II Protocollo relativo alla Convenzione dell'Aja del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, fatto a l'Aja il 26 marzo 1999. (GU n. 15 del 20-1-2010)

 

Decreto 26 maggio 2009, n. 87: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Regolamento concernente la definizione dei criteri e livelli di qualita' cui si adegua l'insegnamento del restauro, nonche' delle modalita' di accreditamento, dei requisiti minimi organizzativi e di funzionamento dei soggetti che impartiscono tale insegnamento, delle modalita' della vigilanza sullo svolgimento delle attivita' didattiche e dell'esame finale, del titolo accademico relasciato a seguito del superamento di detto esame, ai sensi dell'articolo 29, commi 8 e 9, del Codice dei beni culturali e del paesaggio. (GU n. 160 del 13-7-2009)

Decreto 26 maggio 2009, n. 86: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Regolamento concernente la definizione dei profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attivita' complementari al restauro o altre attivita' di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici, ai sensi dell'articolo 29, comma 7, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il codice dei beni culturali e del paesaggio. (GU n. 160 del 13-7-2009)

 

Decreto 15 maggio 2009, n. 95: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Regolamento recante indirizzi, criteri e modalita' per l'annotazione nel registro di cui all'articolo 128 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza delle operazioni commerciali aventi ad oggetto le cose rientranti nelle categorie indicate alla lettera A dell'allegato A al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modifiche. (GU n. 170 del 24-7-2009)

 

Decreto 20 marzo 2009, n. 60: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Regolamento concernente la disciplina dei criteri per la tutela e il funzionamento dell'elenco previsto dall'articolo 95, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163. (GU n. 136 del 15-6-2009)

 

Legge 16 aprile 2009, n. 45: Ratifica ed esecuzione del II Protocollo relativo alla Convenzione dell'Aja del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, fatto a L'Aja il 26 marzo 1999, nonche' norme di adeguamento dell'ordinamento interno. (GU n. 105 del 8-5-2009)

 

Direttiva 30 ottobre 2008: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Interventi in materia di tutela e valorizzazione dell'architettura rurale. (GU n. 286 del 6-12-2008)


Decreto 3 ottobre 2008: Ministero per i beni e le attività culturali. Indizione delle elezioni dei tre rappresentanti del personale nel Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici. (GU n. 238 del 10-10-2008)


Decreto 24 settembre 2008, n. 182: Ministero per i beni e le attività culturali Disciplina dei criteri e delle modalita' per l'utilizzo e la destinazione per la tutela e gli interventi a favore dei beni e delle attivita' culturali della quota percentuale degli stanziamenti previsti per le infrastrutture. (GU n. 270 del 18-11-2008)

Comunicato: Ministero per i beni e le attività culturali. Abrogazione delle disposizioni di cui alle lettere b) e c), comma 1, e del comma 8 dell'articolo 3 del decreto 28 febbraio 2006 e dell'articolo 6 del decreto 29 ottobre 2007. (GU n. 174 del 26-7-2008)

Decreto 28 marzo 2008: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Linee guida per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale. (GU n. 114 del 16-5-2008 - Suppl. Ordinario n.127)


Decreto Legislativo 26 marzo 2008, n. 63: Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio. (GU n. 84 del 9-4-2008)

Decreto Legislativo 26 marzo 2008, n. 62: Ulteriori disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione ai beni culturali. (GU n. 84 del 9-4-2008)


Decreto 29 gennaio 2008: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Modalita' di affidamento a privati e di gestione integrata dei servizi aggiuntivi presso istituti e luoghi della cultura. (GU n. 88 del 14-4-2008)

Decreto del Presidente della Repubblica 26 Novembre 2007, n. 233: Regolamento di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attivita' culturali, a norma dell'articolo 1, comma 404, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. (GU n. 291 del 15-12-2007 - Suppl. Ordinario n.270)


Decreto 19 novembre 2007: Ministero della Difesa. Istituzione della Sezione carabinieri per la tutela del patrimonio culturale (T.P.C.) di Siracusa. (GU n. 106 del 7-5-2008)


Direttiva 9 Novembre 2007: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Esercizio del commercio in aree di valore culturale di cui all'articolo 52 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. (GU n. 269 del 19-11-2007)


Legge 27 Settembre 2007, n. 167: Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 dalla XXXII sessione della Conferenza generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO). (GU n. 238 del 12-10-2007)


Decreto del Presidente della Repubblica 14 Maggio 2007, n. 89: Regolamento per il riordino degli organismi operanti presso il Ministero per i beni e le attivita' culturali, a norma dell'articolo 29 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248. (GU n. 158 del 10-7-2007)


Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 Maggio 2007: Riordino degli organismi operanti presso il Ministero per i beni e le attivita' culturali, ai sensi dell'articolo 29 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248. (GU n. 198 del 27-8-2007 - Suppl. Ordinario n.189)


Decreto Legislativo 2 marzo 2007, n. 34: Norme di attuazione dello Statuto speciale della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, in materia di beni culturali e paesaggistici. (GU n. 74 del 29-3-2007)


Decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 2007, n. 2: Regolamento recante modifiche agli articoli 17 e 18 del decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2004, n. 173, concernente l'organizzazione del Ministero per i beni e le attivita' culturali. (G.U. n. 23 del 29-1-2007)

Decreto-Legge 3 ottobre 2006, n. 262: Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria. (GU n. 230 del 3-10-2006)
Art. 15.: Organizzazione del Ministero per i beni e le attivita' culturali
Art. 16.: Personale dirigenziale nel Ministero per i beni e le attivita' culturali
Art. 18.: Norme a favore del Teatro Petruzzelli di Bari


Decreto 27 settembre 2006: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Criteri e modalita' per la verifica dell'interesse culturale dei beni mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonche' ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico ed etnoantropologico. (GU n. 262 del 10-11-2006)


Decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 2006, n. 252: Regolamento recante norme in materia di deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all'uso pubblico. (GU n. 191 del 18-8-2006)


Comunicato: Ministero degli Affari Esteri. Entrata in vigore della Convenzione europea del paesaggio fatta a Firenze il 20 ottobre 2000 (GU n. 131 del 8-6-2006)


Avviso di rettifica: Comunicato relativo al decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 156, recante: «Disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione ai beni culturali». (Decreto legislativo pubblicato nel supplemento ordinario n. 102/L alla Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 97 del 27 aprile 2006). (GU n. 119 del 24-5-2006)


Decreto Legislativo 24 marzo 2006, n. 156: Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione ai beni culturali. (GU n. 97 del 27-4-2006- Suppl. Ordinario n.102)


Decreto Legislativo 24 marzo 2006, n. 157: Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in relazione al paesaggio. (GU n. 97 del 27-4-2006- Suppl. Ordinario n.102)

Decreto 23 marzo 2006: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Linee guida per l'applicazione della legge n. 717/1949 recante norme per l'arte negli edifici pubblici. (G.U. n. 23 del 29-1-2007- Suppl. Ordinario n. 21)


Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 febbraio 2006: Approvazione dei modelli per il rilevamento dei danni, a seguito di eventi calamitosi, ai beni appartenenti al patrimonio culturale. (GU n. 55 del 7-3-2006)


Legge 20 febbraio 2006, n. 77: Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella «lista del patrimonio mondiale», posti sotto la tutela dell'UNESCO. (GU n. 58 del 10-3-2006)


Decreto 17 febbraio 2006: Ministero per i beni e le attività culturali. Modifiche al decreto ministeriale 24 settembre 2004, recante: «Articolazione della struttura centrale e periferica dei dipartimenti e delle direzioni generali del Ministero per i beni e le attivita' culturali». (GU n. 92 del 20-4-2006)


Errata-corrige: Comunicato relativo al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 dicembre 2005, recante: «Codice dei beni culturali e del paesaggio». (Decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 25 del 31 gennaio 2006) (GU n. 51 del 2-3-2006)


Decreto 31 gennaio 2006: Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca. Riassetto delle Scuole di specializzazione nel settore della tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. (GU n. 137 del 15-6-2006- Suppl. Ordinario n.147)


Testo coordinato del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273: Testo del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 303 del 30 dicembre 2005), coordinato con la legge di conversione 23 febbraio 2006, n. 51, (in questa stessa Gazzetta Ufficiale alla pag. 5), recante: «Definizione e proroga di termini, nonche' conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative» (GU n. 49 del 28-2-2006- Suppl. Ordinario n.47) 
Art. 39-vicies septies. - Interventi per il patrimonio culturale

Legge 9 gennaio 2006, n. 14: Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea sul paesaggio, fatta a Firenze il 20 ottobre 2000. (GU n. 16 del 20-1-2006- Suppl. Ordinario n.16)


Legge 23 dicembre 2005, n. 266: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006). (GU n. 302 del 29-12-2005- Suppl. Ordinario n.211) 
Comma 17: Fondo per la salvaguardia e valorizzazione beni culturali
Comma 237: Personale in servizio Ministero per i beni e le attività culturali


Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 dicembre 2005: Codice dei beni culturali e del paesaggio. (GU n. 25 del 31-1-2006) N.d.R.: Con comunicato pubblicato nella G.U. n. 51 del 2 marzo 2006, il titolo è stato così rettificato: "Individuazione della documentazione necessaria alla verifica della compatibilita' paesaggistica degli interventi proposti, ai sensi dell'articolo 146, comma 3, del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.".


Decreto 21 ottobre 2005: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Delega ai direttori regionali per i beni culturali e paesaggistici delle funzioni di cui all'articolo 8, comma 2, lettera e), del decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2004, n. 173 e all'articolo 128 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. (GU n. 39 del 16-2-2006)

Decreto 20 ottobre 2005: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Delega ai direttori regionali per i beni culturali e paesaggistici delle funzioni di cui all'articolo 8, comma 2, lettere b), c) e d) del decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2004, n. 173. (GU n. 39 del 16-2-2006)


Decreto 6 ottobre 2005: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Individuazione delle diverse tipologie di architettura rurale presenti sul territorio nazionale e definizione dei criteri tecnico-scientifici per la realizzazione degli interventi, ai sensi della legge 24 dicembre 2003, n. 378, recante disposizioni per la tutela e la valorizzazione della architettura rurale. (GU n. 238 del 12-10-2005)


Decreto 28 settembre 2005, n. 222: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Modifiche al regolamento di cui al decreto ministeriale 11 dicembre 1997, n. 507, recante norme per l'istituzione del biglietto d'ingresso ai monumenti, musei, gallerie, scavi di antichita', parchi e giardini monumentali. (GU n. 255 del 2-11-2005)


Testo coordinato del Decreto-Legge 26 aprile 2005, n. 63: Testo del decreto-legge 26 aprile 2005, n. 63 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 96 del 27 aprile 2005), coordinato con la legge di conversione 25 giugno 2005, n. 109 (in questa stessa Gazzetta Ufficiale alla pag. 3), recante: «Disposizioni urgenti per lo sviluppo e la coesione territoriale, nonche' per la tutela del diritto d'autore, e altre misure urgenti». (GU n. 146 del 25-6-2005)


Circolare 16 maggio 2005: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Disposizioni relative al deposito delle opere protette, ai sensi della legge 22 aprile 1941, n. 633.  (GU n. 150 del 30-6-2005)

Decreto 20 aprile 2005: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Indirizzi, criteri e modalita' per la riproduzione di beni culturali, ai sensi dell'articolo 107 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. (GU n. 152 del 2-7-2005)


Circolare 30 marzo 2005 n. 7: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Contributi in conto interessi su mutui agevolati in favore dell'editoria libraria, per opere di elevato valore culturale - Articolo 34, legge 5 agosto 1981, n. 416, e relativo decreto attuativo del 14 febbraio 1997. (GU n. 85 del 13-4-2005) 

Circolare 30 marzo 2005 n. 6: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Contributi alle pubblicazioni periodiche di elevato valore culturale. (GU n. 85 del 13-4-2005)

Decreto 17 marzo 2005: Ministero dell'Economia e delle Finanze. Modalita' di versamento della sanzione pecuniaria aggiuntiva per i lavori realizzati in assenza o difformita' dalla autorizzazione paesaggistica, di cui all'articolo 1, commi 37, lettera b), n. 2), e 38, della legge 15 dicembre 2004, n. 308. (GU n. 73 del 30-3-2005)


Decreto 28 febbraio 2005: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Modifiche ed integrazioni al decreto 6 febbraio 2004, concernente la verifica dell'interesse culturale dei beni immobili di utilita' pubblica. (GU n. 61 del 15-3-2005)


Decreto 9 febbraio 2005: Ministero per i Beni e e le Attività Culturali. Procedure, modalita' e condizioni per l'assunzione da parte dello Stato della copertura dei rischi, derivanti dal prestito di beni culturali per mostre e manifestazioni, ai sensi dell'articolo 48, comma 5, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il «Codice dei beni culturali e del paesaggio». (GU n. 78 del 5-4-2005)


Decreto del Presidente della Repubblica 4 febbraio 2005 n. 78: Esecuzione dell'intesa tra il Ministro per i beni e le attivita' culturali ed il Presidente della Conferenza episcopale italiana, firmata il 26 gennaio 2005, relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche. (GU n. 103 del 5-5-2005) 

Decreto 1 febbraio 2005: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Modifiche al decreto 24 settembre 2004, recante «Articolazione della struttura centrale e periferica dei dipartimenti e delle direzioni generali del Ministero per i beni e le attivita' culturali». (GU n. 97 del 28-4-2005)

Decreto 25 gennaio 2005: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Criteri e modalita' per la verifica dell'interesse culturale dei beni immobili di proprieta' delle persone giuridiche private senza fine di lucro, ai sensi dell'articolo 12 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. (GU n. 28 del 4-2-2005)

Decreto 24 settembre 2004: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Articolazione della struttura centrale e periferica dei dipartimenti e delle direzioni generali del Ministero per i beni e le attivita' culturali. (GU n. 271 del 18-11-2004)


Decreto 5 agosto 2004: Ministero per i Beni e le Attività Culturali . Delega di funzioni ai direttori regionali per i beni culturali e paesaggistici. (GU n. 204 del 31-8-2004)


Decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2004, n.173: Regolamento di organizzazione del Ministero per i beni e le attivita' culturali. (GU n. 166 del 17-7-2004 - S.O. n.126)


Circolare 10 maggio 2004, n.76: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Contributi alle pubblicazioni periodiche di elevato valore culturale. (GU n. 112 del 14-5-2004)


Decreto 27 Febbraio 2004: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Modifica al decreto 2 luglio 2003, recante la tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale di cui alla legge 7 marzo 2001, n. 78. (GU n. 114 del 17-5-2004 )


Decreto 6 febbraio 2004: Ministero per i beni e le attività culturali. Verifica dell'interesse culturale dei beni immobiliari di utilita' pubblica. (GU n. 52 del 3-3-2004)


Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42: “CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO”, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137. (GU n. 45 del 24-2-2004) (Testo aggiornato, da ultimo, ai decreti legislativi nn. 62 e 63 del 26 marzo 2008, pubblicati nella G.U. n. 84 del 9.4.2008, nonchè alla L. n. 129/2008, di conversione del D.L. n. 97/2008)

Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 30: Modificazioni alla disciplina degli appalti di lavori pubblici concernenti i beni culturali. (GU n. 31 del 7-2-2004)

(il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 30 è abrogato per effetto dell'art. 256 del D.Lgs. 163/2006)


Decreto Legislativo 8 gennaio 2004, n. 3: Riorganizzazione del Ministero per i beni e le attivita' culturali, ai sensi dell'articolo 1, della legge 6 luglio 2002, n. 137. (GU n. 11 del 15-1-2004)
 
Legge 24 dicembre 2003, n. 378: Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell'architettura rurale. (GU n. 13 del 17-1-2004)


Legge 24 novembre 2003, n. 326 - Testo coordinato del Decreto-Legge 30 settembre 2003, n. 269 (GU n. 229 del 2-10-2003- Suppl. Ordinario n.157): Testo del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, coordinato con la legge di conversione 24 novembre 2003, n. 326, recante: "Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici.". (GU n. 274 del 25-11-2003- Suppl. Ordinario n.181)Stralcio: Cessione del patrimonio immobiliare pubblico


Legge 16 ottobre 2003, n.291: Disposizioni in materia di interventi per i beni e le attivita' culturali, lo sport, l'universita' e la ricerca e costituzione della Societa' per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo - ARCUS S.p.a. (GU n. 252 del 29-10-2003)


Decreto 23 gennaio 2003: Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dichiarazione di notevole interesse pubblico ai sensi dell'art. 144 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, dell'area comprendente la villa comunale e le zone ad est della stessa sita nel comune di Atri, in provincia di Teramo. (GU n. 104 del 7-5-2003) 

Ordinanza del Presidente del Consiglio dei MInistri 14 febbraio 2003, n. 3264: Ulteriori disposizioni per la ricostruzione della Basilica di Noto. (GU n. 43 del 21-2-2003) 

Legge 8 novembre 2002, n. 264: Disposizioni in materia di interventi per i beni e le attivita' culturali e lo sport. (GU n. 274 del 22-11-2002)


Legge 6 luglio 2002, n. 137: "Delega per la riforma dell'organizzazione del Governo e della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché di enti pubblici" art. 10. (Delega per il riassetto e la codificazione in materia di beni culturali e ambientali, spettacolo, sport, proprietà letteraria e diritto d'autore). Gazzetta Ufficiale n. 158 del 8 luglio 2002.


Decreto 19 giugno 2002, n. 165: Regolamento di modifica del decreto ministeriale 13 giugno 1994, n. 495, recante: "Regolamento concernente disposizioni di attuazione degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241". (MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI - in G.U. n. 180 del 2 agosto 2002)

 

Decreto 9 giugno 2002, n. 165: Ministero per i beni e le attività culturali - Regolamento di modifica del decreto ministeriale 13 giugno 1994, n. 495, recante: “Regolamento concernente disposizioni di attuazione degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241” GU n. 180 del 2 agosto 2002

 

Decreto 7 maggio 2002: Ministero per i Beni e le Attività culturali. Individuazione dei casi in cui il riconoscimento delle persone giuridiche che operano nelle materie di competenza del Ministero per i beni e le attivita' culturali e' subordinato a preventivo parere, ai sensi dell'art. 1, comma 10, del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361. (GU n. 118 del 22-5-2002)

 

Legge 1 marzo 2002, n. 39: Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2001. (Pubblicata su Suppl. Ordinario n. 54 alla Gazzetta Ufficiale n. 72 del 26 marzo 2002).

 

Circolare 22 febbraio 2002, n. 27: Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Criteri direttivi per l'applicazione dell'art. 43 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490. Contributi in conto interessi per interventi di restauro, conservazione e manutenzione di beni immobili sottoposti alle disposizioni del titolo I del decreto legislativo n. 490/1999. (Pubblicata su GU n. 75 del 29.03.2002).

 

Circolare 4 febbraio 2002, n. 18: Interventi in materia di comitati nazionali per le celebrazioni e le manifestazioni culturali e edizioni nazionali.  G. U. n. 33 del 8 Febbraio 2002.

 

Decreto 2 novembre 2001: Ministero per i Beni e le Attività Culturali Proroga del costo dei biglietti di ingresso in alcune sedi espositive in occasione di mostre. G.U. n. 18 del 22 Gennaio 2002.

 

Decreto 3 agosto 2000, n. 294: Ministro per i Beni e le attività culturali. Regolamento concernente l'individuazione dei requisiti di qualificazione dei soggetti esecutori dei lavori di restauro e manutenzione dei beni mobili e delle superfici decorate di beni architettonici. (G.U. n. 246 del 20 ottobre 2000) Testo aggiornato e coordinato con il Decreto 24 ottobre 2001, n. 420, del Ministro per i Beni e le attività culturali (G.U. n. 280 del 1 dicembre 2001).

 

D.M. 10 febbraio 2000, n. 101: Regolamento recante modificazioni al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 dicembre 1997, n. 516, recante norme per l'erogazione del finanziamento dei lavori di restauro, ristrutturazione ed adeguamento funzionale degli immobili stabilmente adibiti a teatro.(Gazz. Uff., 27 aprile, n. 97).

 

Legge 21 dicembre 1999, n. 513: Interventi straordinari nel settore dei beni e delle attività culturali.(Gazz. Uff., 11 gennaio, n. 7).

 

Decreto Legislativo 29 ottobre 1999, n. 490: S. O. n. 229/L G.U.R.I. 27 dicembre 1999 n. 302. Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell'articolo 1 della legge 8 ottobre, n. 352.

 

Circolare 27 agosto 1999, n. 146: Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Criteri direttivi per l'applicazione dell'art. 5 della legge n. 352/1997. Contributi in conto interessi per interventi di restauro, conservazione e manutenzione di beni immobili sottoposti alle disposizioni della legge n. 1089/1939.

LEGISLAZIONE STRANIERA

Defiscalizzazione

 

In Francia, Il k da un lato del patrimonio storico francese beneficia di vantaggi fiscali.

 

Possibilità d'imputazione sul red-dito netto globale dell'insieme dei disa-vanzi fondiari derivato dalla differenza tra gli affitti ed i caricamenti che includono i lavori e gli interessi di prestito.
Esenzione totale dai di-ritti di successione (anche per i mobili), con riserva della conclusione di una convenzione con i ministri delle finanze e per gli affari culturali che prevedono, in particolare, le modalità d'accesso del pubblico.

 

Deduzione al 100% del reddito tassabile l'altra parte, resta a carico del proprietario, lavori sovvenzionati dallo Stato e le spese che derivano dall'apertura del monumento alla visita pagante; gli altri caricamenti (lavori non sovvenzionati, spese di gestione, retribuzione di custodi, ecc..) sono deducibili al 100% se il monumento è aperto alla visita, al 50% se non lo è.

 

Condizioni

L'immobile deve essere classificata monumento storico dal suo carat-tere storico o artistico particolare. L'iscrizione sull'inventario supple-mentare dei monumenti storici, che è nato dal gennaio 2005 come « Iscrizione come monumento storico » non dà diritto alle stesse defiscalizzazioni né agli aiuti pubblici.
Alcune restrizioni esistono se la costruzione è occupata dal proprietario, solo una frazione dei caricamenti fondiari è imputabile sul reddito

Statuto Associazione

Art. 1 – (Costituzione e sede).

E’ costituita un’Associazione cultu-rale denominata “Associazione Europea Valorizzazione Castelli, Palazzi e Giardini Storici” detta anche “AssEuroCast”. L’Associazione ha sede in Strassoldo, via dei Castelli, 21, 33050 Strassoldo (UD), Italia ed ufficio in Salmannsdorfer Höhe, 6,  1190 Vienna, Austria.

Con deliberazione del CdA potranno essere aperti uffici e sedi secondarie in Italia e all’estero. L’Associazione ha una durata a tempo indetermi-nato.

Art. 2 - (Finalità). L’Associazione è apolitica e non ha finalità di lucro. Essa si propone di:

-Fare e promuovere attività finaliz-zate alla salvaguardia, alla cono-scenza, allo studio ed alla valoriz-zazione di castelli, dei palazzi e dei giardini storici italiani e stranieri;

- Promuovere contatti e collaboraz-ioni con associazioni nazionali e straniere con finalità simili. Fare, a tal scopo, attività di networking, assistenza e pubbliche relazioni tra associazioni e realtà italiane e straniere operanti nello stesso campo, per ottimizzare gli sforzi di coloro che si occupano di finalità simili, evitando dispersioni d’idee, risorse ed energie.

- Sviluppare e promuovere l’ospitalità, sotto forma di visite, paying-guests, bed&Breakfast, affittacamere, affitto di case e quant’altro, nei castelli, nei palazzi e nei giardini italiani e stranieri al fine di farli conoscere, studiarli e di salvaguardarli;

- Sensibilizzare proprietari, pubblico ed autorità sull’importanza della conservazione e della valorizzazione dei castelli, dei palazzi e dei giardini storici italiani e stranieri, visto l’importante ruolo che possono avere come fulcro della cultura e del turismo e come simbolo identifica-tivo delle aree in cui si trovano;

- Organizzare, promuovere e parteci-pare a manifestazioni, eventi, studi, workshops, ricerche, visite e quanto altro legato allo scopo della Associazione;

- Organizzare lezioni, corsi teorici e pratici, conferenze, workshops fissi, stagionali o durante eventi organiz-zati dall’Associazione, per soci, proprietari di castelli, palazzi e giardini storici, esperti, studenti, appassionati in genere per approfon-dire la conoscenza dei castelli, dei palazzi e dei giardini storici e le metodologie per la conservazione, la manutenzione ed il restauro degli stessi, degli arredi, dei mobili, dei decori e di quanto legato ai mede-simi. Favorire ed organizzare, a tal scopo, scambi e visite di studio in vari paesi tra insegnanti, allievi, soci, appassionati ed esperti prov-vedendo alla necessaria ospitalità;

- Pubblicare libri, giornali, “newsletters” ed opuscoli e tradurre i medesimi in diverse lingue;

- Sensibilizzare i proprietari, il pubblico e le autorità sull’importanza che i restauri e la

manutenzione degli edifici e dei giardini siano fatti correttamente, con personale e esperti preparati e materiali adatti. Aiutare i medesimi nella ricerca di esperti e materiali;

- Selezionare e formare esperti, artigiani, lavoratori e fornitori preparati che possano aiutare i proprietari nei restauri e nella manutenzione. Tenere, a tal fine, una banca dati consultabile da parte dei soci;

- Sensibilizzare il pubblico e le autorità sull’importanza dell’introduzione e del rispetto di

vincoli paesaggistici ed edilizi che garantiscano l’integrità del fascino e del potere d’attrazione dei castelli, dei palazzi e dei giardini storici;

- Avviare e/o gestire spazi culturali, biblioteche e/o book-shops destinati ad accogliere riviste, libri, pubblicazioni ed opuscoli nazionali e stranieri, materiale storico e didattico, anche non cartaceo, italiano e straniero riguardante i castelli, i palazzi ed i giardini storici, le tecniche di conservazione e di restauro, gli arredi, i mobili ed i decori antichi, i fiori, gli alberi e le piante in genere e ogni altro mate-riale avente a che fare con l’oggetto sociale, nella sede (o sedi) della Associazione, nei castelli, nei palazzi e/o a margine di visite o eventi organizzate dall’Associazione, destinati principalmente alla fruizione da parte dei soci, studenti, esperti e visitatori dei castelli, dei palazzi, dei giardini e degli eventi organizzati dall’Associazione;

- Partecipare a ed organizzare fiere, workshops, conferenze di studio, convegni per la divulgazione e la promozione delle attività di valorizzazione di cui si occupa;

- Tenere una zona ristoro e/o caffetteria per i soci ed i collaborato-ri;

- Svolgere in genere qualsiasi attività ed azione utile o necessaria al conseguimento degli scopi sociali sopra indicati.

Stampa Stampa | Mappa del sito
E' vietata ogni riproduzione non autorizzata di testi e foto di questo sito